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Il volo delle Api bianche

“Il volo delle api bianche” (tratto da una singolare
definizione dei bambini crociati data da Schwob), racconta
la storia dal punto di vista di un quindicenne di Cloyes, Thibaut
(in italiano Tibaldo) tra i primi ad aderire al richiamo di
Stefano di Cloyes. Costui parte con l’entusiasmo dell’adolescenza
per l’Impresa della vita, un Santo Viaggio lungamente
presentito attraverso le voci dei predicatori. Ma già in terra di Francia
la realtà rivela la sua durezza: le aspettative di purificazione,
l’esigenza di assoluto e di totalità
si scontrano presto con la bassezza, l’imperfezione,
il male che contraddistinguono la società del tempo.
I ragazzi sono sopraffatti dalle esperienze che compiono durante il viaggio
soprattutto quando incontrano il Male: tutto sembra trasformarsi
sotto la morsa implacabile della corruzione. La scuola durissima della strada
cambia ben presto tutte le prospettive della missione affidata alle Api
Bianche. Ogni evento, come l’incontro con la morte,
con la violenza, con il potere, con le forze
della natura, offre a Tibaldo innumerevoli occasioni per riflettere
sulla propria vita e sul senso del viaggio.
L’arrivo a Marsiglia rappresenta uno snodo cruciale.
Qui c’è la prima grande disillusione. Stefano aveva promesso la
possibilità di camminare sulle acque, ispirandosi al
Vangelo: invece i bambini affondano nel mare. Tutti si interrogano sulla sorte
che toccherà loro, ormai irrimediabilmente lontani dalle case. Ed ecco
arrivare due mercanti, Ugo Porco e Guglielmo Ferro, figuri
sinistri, che offrono una via d’uscita: con le loro navi saranno i piedi
che li sosterranno sul gran mare Oceano. I ragazzi partono
fiduciosi ma, dopo una terribile tempesta sulle coste della Sardegna,
la traversata finisce tragicamente a Bougi: il mattino dopo l’approdo,
i bambini si trovano in catene per essere venduti al mercato degli schiavi.
E qui comincia il momento più difficile e più importante per la
vita di Tibaldo.
