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Il volo delle Api bianche

Nel 1212 prende corpo nel Nord della Francia,
dal paese di Cloyes, un movimento di bambini, capeggiati da
Stefano, un pastore dodicenne che afferma di aver ricevuto
un messaggio da Gesù Cristo. Costoro vogliono prendere la croce per raggiungere
Gerusalemme e strapparla, senza colpo ferire, agli infedeli.
Dopo un inutile tentativo di dissuasione da parte del re Filippo II,
allora regnante, i bambini raggiungono Marsiglia. In quella
città trovano un passaggio via mare per Gerusalemme, offerto loro da
due mercanti, tali Ugo Porco e Guglielmo Ferro.
La vicenda tuttavia si conclude tragicamente perché non appena raggiunta
la costa africana, i sette-ottomila fanciulli imbarcati vengono venduti a Bougi
(Bejgia) come schiavi ai signorotti musulmani del luogo.
Vengono segnalati ottocento ragazzi cristiani schiavi ad Alessandria
d’Egitto provenienti dalla stessa ‘partita’ di Bougi.
Molti anni dopo, la vicenda viene raccontata in Francia da pochi superstiti
che sono riusciti a venir via dalla Terra di Outremer.
La vicenda ha contorni leggendari e storicamente poco chiari, si inquadra probabilmente
nell’ambito delle crociate popolari che attraversarono
l’Europa in quegli anni, (notizia di un’analoga crociata di bambini
si ha in territorio tedesco) ma, qualunque sia la realtà storica, contiene
un fascino a cui è difficile sfuggire: ripetutamente nel tempo la storia
viene ripresa, rivisitata e narrata in modalità nuove (l’autore
più famoso è forse Marcel Schwob con il suo “La
crociata dei fanciulli”), per la sua singolare esemplarità
a proposito delle tematiche dell’infanzia violata, del
rapporto tra Islam e occidente, del cammino di formazione nel
passaggio tra infanzia e adolescenza.
