Finali diversi

 

L'ULTIMO SCHERZO
Prima di concludere per sempre con la Banda degli scherzi, Pietro e i suoi amici decisero di fare un ultimo scherzo a Ruggero, un ragazzo che non amava studiare, anzi tutt'altro, ma che aveva una mamma severa e che pretendeva ottimi voti e una pagella da far pianger, tanto doveva essere bella.
Così, un pomeriggio, il povero Ruggero ricevette una telefonata dalla scuola.
«Pronto?» disse.
«Buonasera, chiamo dalla scuola per informarti che a causa delle tue lacune
nello studio, probabilmente non supererai l'anno» disse una voce.
Allora Ruggero singhiozzante rispose: «No, la prego, mia madre si
arrabbierà tantissimo!!»
«Mi dispiace.» E a quel punto la voce riattaccò.
Il ragazzo non seppe più cosa fare. Come l'avrebbe detto alla madre?
Comunque, per il momento, decise di non dirle niente.
Nel frattempo la Banda degli scherzi rideva a crepapelle per lo scherzo appena fatto.
Nei giorni seguenti Ruggero si comportò in modo strano, finché a scuola non arrivò un avviso che annunziava la consegna dei pagellini.
Fu lì che Ruggero entrò in panico. Diventò solitario, non parlava più con
nessuno.
Ma, un venerdì molto stressante perché era il giorno in cui venivano consegnati i pagellini, successe una strana cosa.
Infatti la mamma di Ruggero tornò soddisfatta. Suo figlio aveva dei voti molto buoni e avrebbe superato l'anno alla grande.
Fu così che la vittima si rese conto dello scherzo che aveva subito.
L'indomani Ruggero mise sottosopra la scuola per scoprire il colpevole ma non lo riuscì mai a trovare.
La Banda degli scherzi, a malincuore, decise comunque di smetterla con gli
scherzi e di tornare il solito gruppo di amici. [Sofia V.]
IL NUOVO SCHERZO
... Era giovedì e la banda degli scherzi si era riunita come al solito a casa di Pietro, Silvia disse: «Ho una nuova idea per uno scherzo fantastico!»
Subito Selvaggia schizzò in piedi e chiese furiosamente:«Quale?»
Pietro urlò a Selvaggia di sedersi e far parlare Silvia, che saltando giù dal letto in cui era seduta spiegò la sua idea...
... L'indomani a scuola misero in atto il piano. Silvia si recò a scuola dieci minuti prima dell'inizio della lezione e tolse le viti di sostegno al tavolo e alla sedia della professoressa Gazza e lasciò scatola sotto la sedia, dopo uscì velocemente senza suscitare alcun sospetto .Quando più tardi la professoressa iniziò la lezione si sedette e cadde con tutto il banco sotto la sedia: Silvia aveva messo del purè in una scatola di cartone che si aprì e
inondò la cattedra e la stessa professoresso.Tutti scoppiarono a ridere mentre la professoressa mezza stordita cercava dì rialzarsi in piedi.
[Elena VdA]
ALLA FESTA DI CARLO
Alla festa di Carlo, durante la seconda parte, Pietro e Lisa giocavano insieme ai loro compagni al gioco della bottiglia. Toccò a Pietro rispondere ad una domanda, i compagni gli chiesero se aveva avuto una relazione passionale con lei. Lui guardò la ragazza e rispose di no. L'indomani, a scuola, Lisa ringraziò di cuore Pietro per la risposta giusta e non sconvolgente. Suonò la campanella e Pietro entrò in classe con Lisa, ognuno andò al proprio posto e lui prese un bigliettino per Vaccis da parte di Lisa con scritto: «Ci vediamo più tardi al parco perché ti devo dire una cosa»
Pietro andò in bagno e, arrabbiato, incontrò Vaccis che lo prendeva in giro perché finalmente gli poteva rubare la ragazza. Si avvicinò a Vaccis e gli diede una forte testata e successe quel che doveva succedere: Vaccis sbattè la testa sul termosifone e arrivò l'ambulanza a scuola. Pietro scappò e Lisa lo inseguì. Il ragazzo era entrato in una chiesa e lei si sedette vicino a lui e gli chiese:
«Sei stato tu, vero?»
«Sì, è tutta colpa tua. A proposito non dovresti essere con lui?»disse con ira.
«Hai trovato quel biglietto, vero?? Gli dovevo dire soltanto che lui per me non era niente e di lasciarmi in pace. Ti perdono, perché pure io al tuo posto sarei diventata furiosa».
Si abbracciarono e rimasero in silenzio per un po'. Dopo un po' giunsero nonno Perseo e il prof. Secondo Flatti. Salirono insieme nella stanza del coro. ÀI centro c'era un grande òrgano e scoprirono il mistero del diario: gli organi riuscivano col loro potere a far fare alle persone quello che voleva l'organista. Pietro e Lisa scoprirono che il prof. Flatti, oltre ad essere un insegnante, era anche l'ispettore dell'Ordine dei Sommi Acustici. Dopo tornarono a scuola e comunicarono a tutti i loro compagni che si erano fidanzati ufficialmente.
Vaccis, quando tornò a scuola, era verde dalla gelosia e smise per sempre di fare il bulletto perché ora aveva paura di Pietro. Il prof. Flatti disse a tutti i suoi alunni della sua doppia vita.
Tutti vissero felici e contenti, tranne Vaccis e la sua squadra che vennero sconfitti tante volte dal team di Pietro.
[Giuseppe A. ]

DISCORSO TRA NONNO PERSEO, PIETRO E CENCIO
Eravamo lì seduti io e Perseo uno di fronte all'altro, in un tavolino in piazza. A un certo punto una persona sedette al nostro tavolino, era vestita in un modo ambiguo, cappello nero che gli copriva tutto il cranio, cappotto lungo nero e una 24 ore nera con un lucchetto a codice da nove cifre.
«Mi chiamo Giuseppe Cencio, sono il figlio di Gianni Cencio, sono venuto da voi per chiedervi aiuto.»La voce di quel Giuseppe era allo stesso tempo triste e impaurita, quasi come se qualcuno lo stesse pedinando.
«Sentiamo» rispose nonno Perseo senza lasciarlo finire di parlare «Di che cosa hai bisogno?»
«Mio padre sta cercando un diario, chiamato "La banda degli scherzi", mio nonno mi ha detto che suo padre ne faceva parte e che quindi lui aveva una parte del diario».
A questa affermazione rimasi un po'perplesso, perché guardando il diario sembrava non mancare nessuna pagina.
«Giuseppe, mi potrebbe dire» formulai questa domanda con interesse inimmaginabile «Di che pagine parla?»
«A fondo libro c'era una busta e dentro c'erano tre copie di una pagina identica a quella che mi ha tramandato mio nonno all'insaputa di mio padre»
Rispose Giuseppe «Mi dica di che cosa parla questa sua pagina di diario?»Domandò nonno Perseo
«Da quello che sono riuscito a tradurre, sembra sia un codice per parlare con delle note musicali,
ma io non capisco molto di musica»Spiegò Giuseppe.
«Ma a proposito le nostre due famiglie non avevano litigato?» Domandai incuriosito, perché non mi spiegavo come era possibile che nella banda fosse entrato un Cencio.
«Devi sapere che il tuo avo e il mio bisnonno erano amici del cuore, ovviamente all'insaputa dai loro genitori che non volevano che si incontrassero» Rispose esaudiente Giuseppe.
«Per provarvi la mia sincerità, vi darò la pagina di mio nonno»
Giuseppe aprì la 24 ore con il codice a nove cifre: all'interno, riposto su un cuscino rosso di velluto, c'era un foglio ingiallito con inciso un alfabeto di note musicali, lo poggiò sul tavolino e il nonno lo osservò interessato.
Giuseppe si girò di scatto e vide a distanza una persona che correva nella sua direzione, si alzò e scomparve nei vicoli accanto alla piazza...
By Giuseppe G.


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