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		<title><![CDATA[Il Ballo delle Piume]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img align="left" hspace="4" src="/public/dblog/arato_ballo.JPG" alt="" />Leo ha 15 anni, un fisico sportivo e una lunga lista di dubbi e  insicurezze. Federica, stessa et&agrave;, al contrario sa esattamente cosa  vuole: evitare la chiusura della scuola, una vecchia villa ottocentesca  su cui pesano interessi dai risvolti poco leciti. L&rsquo;edificio custodisce i  segreti di un amore che dura dal 1840 e che ogni cinque anni viene  rievocato nella notte del Ballo delle Piume. Una festa che tutti  attendono. Anche Piermaria, che il ruolo di duro ce l&rsquo;ha incollato sulla  pelle e Kevin, che dietro una faccia d&rsquo;angelo nasconde un animo  violento e prevaricatore&hellip; Tra segreti inconfessabili, pestaggi, gelosie e  primi turbamenti prende forma una storia dall&rsquo;architettura  affascinante, raccontata in soggettiva da una generazione alla ricerca  della propria identit&agrave;. Il <span style="font-weight: bold;">Ballo delle Piume</span>, di <span style="font-weight: bold;">Alberto Arato</span> per le <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Edizioni Lapis </span>(<span style="font-weight: bold;">2012</span>) &egrave; un romanzo di formazione adatto a ragazzi e  ragazze. Dove i nemici si trasformano in amici e l&rsquo;indifferenza assume i  contorni e le forme dell&rsquo;amore.<img id="sm-target-image" style="position: absolute; visibility: visible; color: transparent; margin: 0px; border: medium none; z-index: 2147483647; left: 159px; top: 121px;" src="data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAABYAAAAUCAYAAACJfM0wAAAABHNCSVQICAgIfAhkiAAAAAlwSFlzAAAK8AAACvABQqw0mAAAAB90RVh0U29mdHdhcmUATWFjcm9tZWRpYSBGaXJld29ya3MgOLVo0ngAAAAWdEVYdENyZWF0aW9uIFRpbWUAMDQvMDQvMDhrK9wWAAACLklEQVQ4jbXUP0wTcRQH8O/9ekdjkT8CUqpee00bRyNNmSRSV0PcJJoQg2i6ODTExEUHg04OaNSppqtCjQ4ukDSKSuLUwcm4NNZcQYsIGtD+u/f7MZSWXltqo/Ul7/JL7u7z3r3fLye53e5xj8ejoYWRSCSSstfr1YLBYHcr4XA4rMmMMciy3EoXjDHIjDEoivL/4fefrP1P3nYEvqzLajOIo8fQz5/cfH3cnVttCM8udQaODBxQFx44Ye9h4HxvdGWtgMlbSXV2SQoMHf0RNcGSJJlmvPLdos7fdyIWL+D5myx+ZwwUDAIRh2EU1wYRFItA6FwvIjdcGJr4qFYakiSBlTavlABwsJth7mUWmSyBOAfnAkQE4gKccxBx/MoYmHmcxuH+NgAwGQ03j3NeRjjnoGqcC/zcIgghAMBkNISJuKlbEy4EaKdoKerC5nNMxQdlgVx+t0siKhYQovwV1rbdtyoNxlhxxoqilBMA0uuES6Pt6NqP2hHsoDarhJuXD2F5NV/uuJR1T4XLzvTJ25/VyHUnzgzba0YkKq6pdB4T00m47EyvPhU1M54asy3ee5o55bvwQQWAr/PHMBfbQGhGrykCANqARZ8asy3+ccYjg/K3kcF9UQAYvrJ29dmrDUxHlnOxu72P+rpYrq5eFU39K649TCF0tnPB0WdtCt2z48rQHIp+8XTHu9ET7alm0aY6fnFHjda98a/w3wZjDJLP5xv3+/1aK+F4PJ7cBm32CUNiyI2GAAAAAElFTkSuQmCC" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Io sono Febbraio]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img align="left" hspace="4" height="NaN" width="70" alt="shane" src="/public/dblog/shane_io sono febbraio_sm.JPG" />Quando l'inverno non vuole mai finire e congela il cuore e l'anima degli adulti di una citt&agrave; sepolta nella neve e nel ghiaccio, bisogna fare qualcosa. Cos&igrave; Thaddeus, il protagonista del libro &ldquo;<span style="font-weight: bold;">Io sono Febbraio</span>&rdquo; di <span style="font-weight: bold;">Shane Jones</span>, edito per i tipi di <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">ISBN Edizioni</span>, decide di ribellarsi dichiarando guerra a Febbraio, uno spirito misterioso che si accanisce contro la popolazione vietando il volo di aquiloni e mongolfiere. In questa visionaria vicenda allegorica e dalla potente forza immaginativa, l'inverno &egrave; la stanchezza, il desiderio di abbandono, la volont&agrave; di cedere e di lasciarsi poco per volta congelare in un mondo freddo e senza speranza. Eppure sotto le ceneri cova un desiderio ardente che viene risvegliato da aromi e luci: straordinari i personaggi della '<span style="font-style: italic;">ragazza che sapeva di miele e di fumo</span>' e il sentore di menta che circonda la coppia di Selah e Thaddeus Lowe. Tutto &egrave; simbolo: i tentativi di volo librato, il viaggio di Thaddeus, l'incontro con Febbraio, la sua doppia, speculare esistenza.... Tutto &egrave; sfuggente, misurato, evanescente, mescolato a impressioni di incredibile vivezza e crudezza, come in un sogno che a tratti vira  in incubo. Ma c'&egrave; una pagina che aiuta a decifrare la caratura complessiva di questo racconto terapeutico: &egrave; la <span style="font-style: italic;">&ldquo;Lista di artisti che hanno creato Mondi Fantastici nel Tentativo di Curare Attacchi di Tristezza</span>&rdquo;. Tra gli altri, ai primi posti c'&egrave; italo Calvino, Gabriel Garcia Marquez e Jorge Louis Borges. Come a dire che le favole non sono semplici strutture narrative, come hanno voluto farci credere gli strutturalisti e i loro amici, che qui si possono identificare con sacerdoti strani che immolano la felicit&agrave; sull'altare della cieca obbedienza a Febbraio. Bens&igrave; sono curative, umane e bisognose di calore: basta volerlo. In fondo Thaddeus riesce a sconfiggere Febbraio quando decide che la primavera sta arrivando, anche se tutto intorno a lui &egrave; ancora fosco cielo d'inverno. <span style="font-weight: bold;">Io sono Febbraio</span> &egrave; un libro da non lasciarsi sfuggire.<img id="sm-target-image" style="position: absolute; visibility: visible; color: transparent; margin: 0px; border: medium none; z-index: 2147483647; left: 607px; top: -14px;" src="data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAABYAAAAUCAYAAACJfM0wAAAABHNCSVQICAgIfAhkiAAAAAlwSFlzAAAK8AAACvABQqw0mAAAAB90RVh0U29mdHdhcmUATWFjcm9tZWRpYSBGaXJld29ya3MgOLVo0ngAAAAWdEVYdENyZWF0aW9uIFRpbWUAMDQvMDQvMDhrK9wWAAACLklEQVQ4jbXUP0wTcRQH8O/9ekdjkT8CUqpee00bRyNNmSRSV0PcJJoQg2i6ODTExEUHg04OaNSppqtCjQ4ukDSKSuLUwcm4NNZcQYsIGtD+u/f7MZSWXltqo/Ul7/JL7u7z3r3fLye53e5xj8ejoYWRSCSSstfr1YLBYHcr4XA4rMmMMciy3EoXjDHIjDEoivL/4fefrP1P3nYEvqzLajOIo8fQz5/cfH3cnVttCM8udQaODBxQFx44Ye9h4HxvdGWtgMlbSXV2SQoMHf0RNcGSJJlmvPLdos7fdyIWL+D5myx+ZwwUDAIRh2EU1wYRFItA6FwvIjdcGJr4qFYakiSBlTavlABwsJth7mUWmSyBOAfnAkQE4gKccxBx/MoYmHmcxuH+NgAwGQ03j3NeRjjnoGqcC/zcIgghAMBkNISJuKlbEy4EaKdoKerC5nNMxQdlgVx+t0siKhYQovwV1rbdtyoNxlhxxoqilBMA0uuES6Pt6NqP2hHsoDarhJuXD2F5NV/uuJR1T4XLzvTJ25/VyHUnzgzba0YkKq6pdB4T00m47EyvPhU1M54asy3ee5o55bvwQQWAr/PHMBfbQGhGrykCANqARZ8asy3+ccYjg/K3kcF9UQAYvrJ29dmrDUxHlnOxu72P+rpYrq5eFU39K649TCF0tnPB0WdtCt2z48rQHIp+8XTHu9ET7alm0aY6fnFHjda98a/w3wZjDJLP5xv3+/1aK+F4PJ7cBm32CUNiyI2GAAAAAElFTkSuQmCC" alt="" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Be safe: un libro che non passa inosservato]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img width="100" hspace="4" height="NaN" align="left" src="/public/dblog/laurent_petit_besafe.JPG" alt="" />&laquo;La vostra ultima canzone - <span style="font-style: italic;">Il cammino del disertore</span> - non passa inosservata&raquo;, dice Maria, l'agente musicale di Oskar e Marka. Anche il libro in cui si narra la loro vicenda &egrave; destinato a non passare inosservato: <span style="font-weight: bold;">Be Safe</span> di <span style="font-weight: bold;">Xavier Laurent Petit</span> per i tipi di <span style="font-weight: bold;">Rizzoli. </span>Anzitutto per il tema: che cosa succede quando, un ragazzo in cerca di lavoro, arruolato in modo un poco canagliesco nell'esercito, viene spedito in una missione &quot;di pace&quot;? L'ambiente &egrave; una delle tante periferie desolate di una citt&agrave; di provincia degli Stati Uniti. Stabilimenti chiusi - l'industria, e quindi il lavoro, soprattutto per i giovani, si &egrave; spostato altrove - ragazzi disoccupati. Un giorno Jeremy viene accalappiato da due soldati in scintillante divisa che gli chiedono: &laquo;Vuoi un lavoro?&raquo; Lui accetta e si ritrova abile, arruolato. Qui cominciano i problemi. Al padre per poco non viene un colpo, e si intuisce che sotto questa disapprovazione c'&egrave; qualcosa che non viene subito svelato.&nbsp; Jeremy si rivela immediatamente un tiratore scelto e invece di far ponti (motivazione con la quale si era arruolato) finisce nelle truppe scelte superspecializzate. A questa vicenda se ne lega un'altra, quella di Oskar, il fratello minore di Jeremy,&nbsp; che aveva condiviso con lui, prima della partenza,&nbsp; la passione per la musica. Conosce una ragazza, Marka con la quale, per gioco fonda un gruppo rock-pop-country-blues.... insomma un duo canoro. Compongono canzoni, e sotto la pressione della situazione dei loro fratelli - anche quello di Marka, Jeff, disoccupato, si &egrave; arruolato - trovano un filone nuovo. Ispirati dalle e-mail che arrivano dal fronte lontano, tentano, con un grande successo - di combinare i terribili racconti ivi contenuti con il groviglio di emozioni e sensazioni che innerva la loro vita di adolescenti affacciati al mondo. <br />L'anticonvenzionalit&agrave; della riflessione sulle &quot;<span style="font-weight: bold;">missioni di pace</span>&quot; &egrave; l'aspetto pi&ugrave; stimolante del libro. Un inferno nel quale non pochi 'boys' - cos&igrave; sono chiamati i soldati americani coinvolti - perdono il lume della ragione. Un inferno nel quale essi si ritrovano non per scelta consapevole, ma attratti da una propaganda illusoria e in fin dei conti reazionaria. <br />Subito dopo viene la freschezza dei personaggi che rimangono a casa e attendono notizie dal fronte, Oskar e la sua ragazza, che vivono questa esperienza in modo un po' nostalgico e retr&ograve;, stile anni sessanta, con il supporto della musica, del canto. Come non farsi venire in mente il Vietnam, Bob Dylan, Joan Baez, i garages in cui fare musica e le proteste degli studenti? E il Vietnam ritorna prepotentemente nel racconto, attraverso il padre di Jeremy e Oskar, quasi come una ferita in suppurazione che non si &egrave; mai rimarginata nell'immaginario americano (ma direi occidentale)&nbsp; e che ritrova schemi, svolgimenti e risultati in tutti i successivi impegni militari dell'esercito statunitense. Un tentativo di svelare <span style="font-style: italic;">di che sangue grondan gli scettri </span>adatto a un pubblico giovane che non sa pi&ugrave;. <br />Ancora una parola sull'anticonvenzionalit&agrave; di questo romanzo legata ai tempi odierni: non &egrave; oggi di moda parlare di pacifismo, l'azione militare si &egrave; sdoganata nell'immaginario attraverso il camuffamento con le 'missioni di pace'. Ma il libro smaschera l'ipocrisia: la guerra &egrave; guerra, con qualsiasi nome essa venga chiamata.&nbsp;]]></content>
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		<title><![CDATA[Il Volo delle Api Bianche]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img hspace="4" align="left" alt="volo" src="/public/dblog/volo_sm_sm.JPG" /><span style="font-style: italic;">Anno 1212. Che cosa spinge ventimila bambini di Francia ad abbandonare le famiglie, le case, i villaggi per affrontare un viaggio verso Gerusalemme senza organizzazione, senza consenso, senza prospettive concrete? Il dilemma ha appassionato gli storici di ogni epoca. Schwob,  nel 1895 definiva questi "Pueri sine rectore, sine duce" - cos&igrave; descritti dalle cronache dei tempi - 'uno sciame di api bianche'. <br />'</span><span style="font-style: italic;"><span style="font-weight: bold;">Il volo delle api bianche'</span> parte da questo spunto storico per affrontare dall'interno il viaggio di crescita tra ambiguit&agrave; e mezze verit&agrave;; culture che si incontrano e collidono, illusioni e amare disillusioni. Tutto &egrave; visto attraverso gli occhi dapprima infatuati e poi via via pi&ugrave; disincantati di uno dei protagonisti della crociata dei bambini.  </span><br />Sono  felice di annunciare la pubblicazione in formato elettronico del libro a  cui tengo di pi&ugrave;, quello che mi &egrave; costato maggiori sacrifici e che  personalmente considero il pi&ugrave; importante.<br /><span style="font-weight: bold;"> "Il volo delle  Api Bianche" </span> si pu&ograve; trovare nei negozi (virtuali) di e-books. <br /> Perch&eacute; in formato elettronico?  Perch&eacute; ho voluto tentare una strada nuova. Personalmente considero l'editoria elettronica una meravigliosa forma di democrazia e un modo per vivificare con sangue nuovo l'asfittico panorama librario italiano, Un mercato dove i libri possono farcela 'da soli': se piacciono vanno, si diffondono, altrimenti muoiono senza mandare nessuno in rovina. <br />In pi&ugrave; mi pare il modo ideale per fare di nuovo un po' di sperimentazione letteraria. Purtroppo le regole del mercato librario  tradizionale pongono talmente tanti diaframmi tra l'autore e il suo pubblico da far smarrire la possibilit&agrave; di tentare strade nuove. Si pubblica solo quello che pu&ograve; vendere. <span style="font-weight: bold;">Ebbene in formato elettronico non &egrave; cos&igrave;.</span> E-pub quindi <span style="font-weight: bold;">NON </span>come soluzione di ripiego ma come stimolante sperimentazione, volont&agrave;  di mettersi in gioco. Il volo delle api bianche si trova gi&agrave; presente in <a href="http://www.ultimabooks.it/" target="_blank" rel="nofollow nofollow">http://www.ultimabooks.it/</a> Basta digitare il nome (Arato) o il titolo. Le belle e meditative illustrazioni sono di Serena Arato. A breve il book-trailer.]]></content>
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		<title><![CDATA[Bulli che volano]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img width="75" hspace="3" height="114" align="left" alt="rondinelli" src="/public/dblog/rondinelli_camminare.JPG" />Se si vuole un libro sul bullismo che non conceda spazio n&eacute; al vittimismo e neanche al compiacimento del raccontare l'aguzzino, allora bisogna leggere <span style="font-weight: bold;">&ldquo;Camminare, correre, volare&rdquo;</span> di Sabrina Rondinelli per <span style="font-weight: bold;">EL</span>. Asja, la protagonista ha quattordici anni, l'aria spavalda di chi vive troppo presto e troppo in fretta una maturit&agrave; che non possiede. Abita in un quartiere popolare con una madre sempre depressa, esce di nascosto, ruba nei centri commerciali. A scuola va male e si accanisce contro una compagna, Maria, troppo studiosa e troppo per bene. Asja &egrave; una ragazza difficile. Abituata a non contare su niente e su nessuno, fa la dura e cerca il consenso delle amiche solo per nascondere la sua fragilit&agrave;. Nel silenzio di tutto quello che circonda le due ragazze, amici, scuola, genitori, troppo occupati per accorgersi di qualcosa, tra lei e Maria la tensione cresce di giorno in giorno, fino a trasformarsi in violenza.  La bolla esplode e Maria riceve finalmente l'aiuto di cui ha bisogno, ma continua a sentirsi umiliata e indifesa. Da parte sua Asja si ritrova sola, abbandonata dalle amiche e messa alle strette dagli adulti. Comincia cosi per entrambe una <span style="font-weight: bold;">ricerca della propria identit&agrave;</span> che prende strade differenti. Per Asja &egrave; la scoperta di dover affrontare i punti oscuri della propria esistenza personale, per Maria la necessit&agrave; di superare ostacoli che si &egrave; posta lei stessa e che le impediscono di essere a proprio agio in mezzo agli altri.  Se un merito c'&egrave; in questo libro &egrave; una fedele comprensione del mondo dei ragazzi preadolescenti: sprezzanti all'apparenza e fragili nella sostanza, disponibili a trovare strade e deboli nel cercarle. Non scontato (nella realt&agrave;) il buon esito finale: le due protagoniste ce la fanno ma quanti potenziali giovani protagoniste (e protagonisti) di storie simili cedono le armi e si lasciano travolgere dalla difficolt&agrave; di crescere.<img id="sm-target-image" style="position: absolute; visibility: visible; color: transparent; margin: 0px; border: medium none; z-index: 2147483647; left: 384px; top: 151px;" src="data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAABYAAAAUCAYAAACJfM0wAAAABHNCSVQICAgIfAhkiAAAAAlwSFlzAAAK8AAACvABQqw0mAAAAB90RVh0U29mdHdhcmUATWFjcm9tZWRpYSBGaXJld29ya3MgOLVo0ngAAAAWdEVYdENyZWF0aW9uIFRpbWUAMDQvMDQvMDhrK9wWAAACLklEQVQ4jbXUP0wTcRQH8O/9ekdjkT8CUqpee00bRyNNmSRSV0PcJJoQg2i6ODTExEUHg04OaNSppqtCjQ4ukDSKSuLUwcm4NNZcQYsIGtD+u/f7MZSWXltqo/Ul7/JL7u7z3r3fLye53e5xj8ejoYWRSCSSstfr1YLBYHcr4XA4rMmMMciy3EoXjDHIjDEoivL/4fefrP1P3nYEvqzLajOIo8fQz5/cfH3cnVttCM8udQaODBxQFx44Ye9h4HxvdGWtgMlbSXV2SQoMHf0RNcGSJJlmvPLdos7fdyIWL+D5myx+ZwwUDAIRh2EU1wYRFItA6FwvIjdcGJr4qFYakiSBlTavlABwsJth7mUWmSyBOAfnAkQE4gKccxBx/MoYmHmcxuH+NgAwGQ03j3NeRjjnoGqcC/zcIgghAMBkNISJuKlbEy4EaKdoKerC5nNMxQdlgVx+t0siKhYQovwV1rbdtyoNxlhxxoqilBMA0uuES6Pt6NqP2hHsoDarhJuXD2F5NV/uuJR1T4XLzvTJ25/VyHUnzgzba0YkKq6pdB4T00m47EyvPhU1M54asy3ee5o55bvwQQWAr/PHMBfbQGhGrykCANqARZ8asy3+ccYjg/K3kcF9UQAYvrJ29dmrDUxHlnOxu72P+rpYrq5eFU39K649TCF0tnPB0WdtCt2z48rQHIp+8XTHu9ET7alm0aY6fnFHjda98a/w3wZjDJLP5xv3+/1aK+F4PJ7cBm32CUNiyI2GAAAAAElFTkSuQmCC" alt="" />]]></content>
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		<issued>2011-10-13T17:51:13+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[L'illusione del controllo]]></title>
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		<created>2011-10-01T00:28:08+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">Storicamente la burocrazia nasce e si sviluppa quando un'istituzione vuole imporre una forma di controllo sui processi e  sulle procedure che caratterizzano il suo funzionamento. In quest'ottica due sono le parole nemiche della burocrazia: <span style="font-weight: bold;">approssimazione </span>e <span style="font-weight: bold;">improvvisazione</span>. Nella mentalit&agrave; burocratica tutto deve essere vagliato, previsto e sottoposto a norma; in altre parole descritto e ottimizzato.  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Questa mentalit&agrave; ha un corrispettivo di tipo 'economico': si accompagna infatti alla cultura dell'impresa, in quell'area dell'organizzazione del lavoro che vede nella suddivisione del processo e nella specializzazione dei compiti la panacea per raggiungere livelli di produzione concorrenziali e a basso costo, indipendentemente dagli effetti che tale organizzazione ha sui destinatari finali, cio&egrave; gli attori materiali del processo produttivo.   </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Con la burocrazia e l'organizzazione aziendale di tipo rigido, dunque, le 'aree grigie' delle procedure, ossia quelle che per loro natura tendono a svilupparsi all'insegna del 'non normato', vengono sempre pi&ugrave; limitate fino a giungere all'annullamento.  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img width="95" hspace="4" height="122" align="left" alt="" src="/public/dblog/marionette_fili_modelli.jpg" />La mania dilagante del controllo che nell'organizzazione moderna dei processi di produzione ha dato origine alle pratiche aziendali delle certificazioni di qualit&agrave; e nell'organizzazione della vita sociale &egrave; diventata burocrazia, pian piano e surrettiziamente &egrave; penetrata in molti ambiti e ha influenzato in modo consistente anche campi nei quali la realt&agrave; organizzativa richiede parametri e culture completamente diverse: pensiamo ad esempio l'ambito educativo e pi&ugrave; specificamente quello scolastico.   </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">A ben guardare, gi&agrave; dall'ideazione dei progetti di potenziamento cognitivo strutturati e graduati (pensiamo ad esempio ai molti laboratori cognitivi sorti nelle scuole per ovviare al problema del recupero degli alunni svantaggiati) fino ad arrivare all'ultima idea di curricolo, si pu&ograve; notare che l'ideologia di fondo soggiacente a tutto il fenomeno sia il fatto che <span style="font-weight: bold;">noi possiamo effettivamente esercitare un controllo efficace </span>sul processo di apprendimento e pi&ugrave; in generale sul processo educativo.  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Ecco dunque nascere percorsi strutturati per fasce d'et&agrave;, tassonomie sempre pi&ugrave; precise che, &egrave; vero, si sono spostate dai contenuti alle competenze ma che di fatto insistono sempre su un principio di fondo che cio&egrave; <span style="font-weight: bold;">tutti debbano riuscire a fare le stesse cose nello stesso tempo e alla stessa et&agrave;</span>.<br />&Egrave; realistica tale prospettiva? Nel momento in cui il dibattito pedagogico (nato dagli ultimi studi delle scienze cognitive) pone l'accento, ad esempio, sull'inefficacia della strutturazione per classi di et&agrave; sulle quali &egrave; basata la nostra scuola e sulle differenze individuali di maturazione cognitiva, ha senso, ad esempio, proporre livelli di competenze standardizzati da misurare con prove oggettive (cfr. le prove INVALSI) che devono funzionare allo stesso modo su tutto il territorio del regno, per tutte le scuole, le classi e gli studenti? &Egrave; utile pensare alla scuola come a un'azienda il cui prodotto sia quantificabile in risultati scolastici, merce di scambio su cui, ad esempio, in prospettiva basare i criteri per i finanziamenti?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La questione non &egrave; oziosa perch&eacute; sottende, oltre a <span style="font-weight: bold;">un'illusione del controllo</span> delle variabili dell'apprendimento che persino un principiante sa essere una chimera, anche una <span style="font-weight: bold;">visione del mondo basata sull'idea di uniformazione piuttosto che sull'idea di diversificazione</span>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&Egrave; chiaro che una verifica del lavoro svolto va fatta, che individuare linee di programmazione comune &egrave; necessario, che definire mete da raggiungere &egrave; utile, purch&eacute; tutto questo non diventi cifra fredda, azione meccanica di riscontro e dimentichi il cuore stesso della formazione culturale, un processo cio&egrave; con moltissime variabili impossibili da controllare.  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Tutto questo mentre la cultura nel suo vivace e tumultuoso svilupparsi sta prendendo direzioni ben diverse.  Il sapere si sta organizzando in modo sempre pi&ugrave; frammentario e aperto, le sintassi mentali dei nostri alunni si formano, al di fuori della scuola, in modi che spesso sono totalmente incompatibili con le nostre forme di programmazione a lunga e lunghissima scadenza, e noi insegnanti rischiamo di diventare, come ben descrive Bauman, degli artiglieri in stile bellico 'prima guerra mondiale'. Prepariamo con cura il tiro, prevediamo la traiettoria, calibriamo accuratamente i nostri strumenti didattici ma, quando spariamo, il bersaglio, fluido e mobilissimo, &egrave; gi&agrave; molte miglia distante.  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img width="90" hspace="4" height="NaN" align="left" src="/public/dblog/gabbiano.JPG" alt="" />&Egrave; necessaria una svolta. <span style="font-weight: bold;">Occorre rinunciare all'illusione del controllo</span>, &egrave; necessario probabilmente mettere in discussione il concetto stesso di curricolo, provare a  ripartire a programmare in modo diverso i percorsi didattici, occorre accettare la logica della diversificazione, immaginare la scuola come ambiente di studio e formazione basato sulle possibilit&agrave; reali degli allievi e non su quelle presunte dalle tassonomie, valorizzare l'aspetto socializzato della cultura e della formazione, riportare una dimensione culturale vera, fatta di dibattito e di dinamismo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In realt&agrave;, a ben guardare tutte queste affermazioni non sono una novit&agrave; nella pratica didattica quotidiana. Al di l&agrave; del burocratismo di facciata (programmazioni, procedure, verbali ecc.) la realt&agrave; concreta della maggior parte degli insegnanti &egrave; gi&agrave; adattamento, disconoscimento delle tassonomie (quante sufficienze sono vere sufficienze?), interventi di individualizzazione dei percorsi.  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Sarebbe interessante dare a tutto questo valore di riflessione didattica e pedagogica, per poter porre al centro del lavoro dell'insegnante una discussione seria sui fondamenti dell'apprendimento piuttosto che le terribili e sterili disamine procedurali sui criteri per poter determinare con precisione ed esattezza quanto una competenza sia stata raggiunta e se il livello sia in sintonia con le indicazioni del curricolo, che diventa in quest'ottica una gabbia da cui &egrave; difficile, se non impossibile, uscire.  </p>]]></content>
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		<issued>2011-10-01T00:28:08+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[L'isola dei Liombruni]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<br /><span style="font-weight: bold;"><img vspace="1" hspace="4" align="left" alt="" src="/public/dblog/defeo_liombruni.JPG" />L'Isola dei Liombruni</span> di Giovanni DeFeo per i tipi di <span style="font-weight: bold;">FAZI Editore</span> &egrave; la sorpresa di questa estate. Libro visionario e complesso, ha una scrittura di difficile decifrazione. Un primo sorprendente contrasto &egrave; dato dalla scrittura, realista, che disegna un'atmosfera completamente fantastica. L'isola dei Liombruni infatti evoca i movimenti onirici degli   adolescenti colti nel difficile momento del trapasso dall&igrave;'infanzia alla   vita adulta. <br />I riferimenti psicologici sono evidenti: il desiderio di   libert&agrave;, fino al punto di sognare di uccidere gli adulti e il destino a prenderne il posto in una   visione ciclica del mondo e della vita sono temi classici legati al romanzo di iniziazione.&nbsp; Tuttavia la   trattazione &egrave; estremamente originale, come originale &egrave; da un   lato la crudezza di rappresentazione del mondo e dall'altro l'estremo   realismo delle situazioni descritte. <br /> L'isola risulta dunque un  plausibile spaccato di pulsioni adolescenti e la sua estate eterna, destinata a rivivere ogni vent'anni nei sogni dei ragazzi che vi trascorrono le vacanze, &egrave; l'estate della tensione tra la voglia di crescere e il desiderio di rimanere bambini. <br />Le leggi dell'isola dicono che tutto ci&ograve; che si sogna  &egrave; reale; che le parole &quot;mamma&quot; e &quot;pap&agrave;&quot; sono proibite; che gli Alti  sono nemici e che nessuno pu&ograve; uccidere i liombruni. Sono leggi da  rispettare con un segreto brivido di paura, come quello che scuote dal  sonno Smiccio e Zenzero, all'alba del loro quattordicesimo compleanno. <br />Il mondo, che ricorda le atmosfere del fortunato capolavoro di Golding <span style="font-style: italic;">Il Signore delle Mosche</span>&nbsp; pur nella sua mediterraneit&agrave;, &egrave; un mondo fantastico e oscuro in cui gli Alti  non sono che gli adulti, sopravvissuti alla notte di violenza della  Carnara. In esso vi sono ritualit&agrave; emozionate e conturbanti: i Certami sono sfi&shy;de sanguinose, i ragaz&shy;zi possono diventare potenti Baroni e le ragazze  bel&shy;le e perfide Capere, signore dello Struscio serale e di amori brevi e  intensi come fiammate. <br />Ma attenzione: tutto assume ben presto le fattezze di un sogno collettivo destinato a incrinarsi non appena si scoprono passioni pi&ugrave;  adulte: l'amore proibito (perch&eacute; continuo e VERO) di Smiccio per Cecella, la gelosia, la crudelt&agrave;, l'avidit&agrave;. <br />Cos&igrave; si celebra il tramonto del sogno: un declino che sfocer&agrave; (forse) in un'ultima, prevedibile&nbsp; e inevitabile Carnara.]]></content>
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		<issued>2011-09-01T19:54:49+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Paura di imparare?]]></title>
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		<created>2011-08-03T18:26:10+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img width="100" hspace="4" height="NaN" align="left" alt="" src="/public/dblog/boimare_paura.JPG" />Che cosa impedisce ai bambini intelligenti e curiosi di utilizzare  a scuola le capacit&agrave; che indiscutibilmente possiedono? La tesi di <span style="font-weight: bold;">Boimare</span>, educatore in servizio nelle zone pi&ugrave; disagiate di Parigi &egrave; che l'apprendimento scatena <span style="font-weight: bold;">paure </span>che disorganizzano la mente e impediscono ad essa di funzionare correttamente. A questo si aggiunga la questione della valutazione, del confronto con l'autorit&agrave;, della necessit&agrave; della prestazione e della solitudine del discente nei confronti dei contenuti che deve imparare, e il quadro delle difficolt&agrave; diventa quasi insormontabile.<br />Quale via per ovviare a queste problematiche? Attraverso il ricorso a esperienze concrete e personali di gestione della classe e di percorsi tesi a sollevare la paura dell'apprendere, l'autore indica un percorso didattico originale e fuori dagli schemi. Secondo lui il desiderio di imparare pu&ograve; liberarsi dalle paure quando vengono risolte le tensioni cognitive mediante il <span style="font-weight: bold;">potenziamento della facolt&agrave; immaginativa</span> con l'utilizzo di un armamentario simbolico tratto dalla tradizione mitica e letteraria.<br />Una riflessione utilissima per ripensare l'insegnamento in favore di tutti quelli che non appaiono, che non riescono  e che spesso si trovano ai margini della vita scolastica.<br /><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Serge Boimare</span><br /><span style="font-style: italic;">Il bambino e la paura di apprendere</span><br />Edizioni scientifiche Ma.Gi.]]></content>
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		<issued>2011-08-03T18:26:10+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[La generazione della diffidenza]]></title>
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		<created>2011-07-06T16:28:10+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Esiste un <span style="font-weight: bold;">malessere </span>delle relazioni educative che mette in discussione la possibilit&agrave; di fare educazione (almeno nelle modalit&agrave; della tradizione)? Viene infatti da chiedersi se sia ancora possibile stabilire scambi educativi intesi come rapporti di lunga durata o di coinvolgimento effettivo. In generale si ha l'impressione che l'atteggiamento giovanile verso il mondo degli adulti (peraltro ricambiato) sia improntato alla <span style="font-weight: bold;">diffidenza </span>o all'incapacit&agrave; di <span style="font-weight: bold;">comprendere il significato dell'educazione</span>.  <br />Cos&igrave; molti si pongono queste o simili domande:<br />
<ul style="font-style: italic;">
    <li>Gli adulti vengono davvero visti come un pericolo da cui guardarsi? </li>
    <li> La fiducia nei loro confronti &egrave; davvero cos&igrave; compromessa? </li>
    <li> Quali sono le cause di questo atteggiamento? </li>
    <li> Perch&eacute; &egrave; difficile parlare con le classi, e individualmente con gli adolescenti? </li>
    <li> Quale livello di interazione reale, al di fuori dei ruoli assegnati &egrave; ancora possibile creare? </li>
    <li> Quali strategie occorrerebbe ideare per uscire da questo stallo? </li>
</ul>
Tutte queste domande si fanno via via pi&ugrave; pressanti a mano a mano che si riscontra un blocco sempre maggiore nella relazione educativa tesa tra il <span style="font-weight: bold;">rifiuto </span>palese (o morbido) e l'<span style="font-weight: bold;">indifferenza </span>di chi non comprende pi&ugrave; il linguaggio dell'interlocutore. Guarda l'educatore che tenta ancora di comunicare come un vetusto rimasuglio archeologico e si chiede: "<span style="font-style: italic;">Che cosa sta dicendo? Non capisco</span>".]]></content>
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		<issued>2011-07-06T16:28:10+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Il ragazzo fantasma]]></title>
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		<created>2011-07-01T15:05:46+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img width="100" vspace="4" hspace="4" align="left" src="/public/dblog/burgess_01.jpg" alt="Il ragazzo fantasma" />Raro &egrave; che un autore come <span style="font-weight: bold;">Melvin Burgess</span> manchi il centro, e anche questo libro (uscito in Inghilterra nel 2000 ma in Italia editato solo ora per i tipi di <span style="font-style: italic;">bohemracconta</span>) &egrave; un colpo da maestro.  Il libro, intitolato <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Il ragazzo fantasma</span> racconta di un ragazzo, David, considerato 'borderline' dai servizi sociali, dagli insegnanti e da quanti si occupano di lui. Situazione familiare difficile, madre che si &egrave; allontanata dalla famiglia, padre distante, assente anche se affettuoso, ripiegato sul suo dolore; David subisce il fascino di una grata di aerazione che si affaccia nella sua stanza: si infila dentro per carpire i segreti della sua casa e l&igrave;, nel dedalo intricato dei tubi fa un incontro agghiacciante. La vicenda si snoda poi nel definirsi di un rapporto con un anziano vicino di casa,  proteso verso la morte ma impossibilitato a compiere il gran passo. Ingredienti difficili questi, l'argomento del morire, del diventare vecchi, del perdere la coscienza di s&eacute;, che la letteratura per ragazzi ha sempre cercato di evitare con cura, o al massimo ha affrontato con una notevole dose di retorica. Eppure qui non c'&egrave; traccia di melodramma, n&eacute; di necrofobia: al di l&agrave; della vicenda personale del ragazzo protagonista, che deve affrontare delle ingiuste accuse di violazione di domicilio, di teppismo e di atti di vandalismo c'&egrave; la realt&agrave; della vita: invecchiare pu&ograve; essere anche dolce quando si hanno molti ricordi da far fruttare cos&igrave; come  la perdita pu&ograve; diventare risorsa per chi invece &egrave; orientato a dimenticare tutto nel segno della rabbia e della sfida al mondo. Un libro da leggere e da far leggere assolutamente.]]></content>
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		<issued>2011-07-01T15:05:46+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Cambia Menti]]></title>
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		<created>2011-06-12T09:23:43+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Nell'insegnamento occorre un profondo cambiamento di prospettiva per fare un salto di qualit&agrave; che ci consenta di interpretare una didattica non al rimorchio dei mutamenti che stiamo vivendo (non essere cio&egrave; il tender di una locomotiva che si aggrappa disperatamente al trainante cercando di non sganciarsi) bens&igrave; interprete e stimolo critico.  Se &egrave; vero che ogni media performa la sintassi mentale dei suoi fruitori, oltre che esserne originato, allora c'&egrave; una duplice alternativa che si presenta a noi come educatori:  <br /><br /> <b>Strategia correttiva</b> L'insegnamento deve correggere le problematiche che le novit&agrave; comportano. Molti pensano che l'utilizzo dei sistemi mediatici comporti la destrutturazione di abilit&agrave; di base, l'atrofizzazione progressiva di operazioni cognitive.... in realt&agrave; si ha la sensazione che uscendo dalla prospettiva di un modello di sapere da acquisirsi in modo tradizionalmente curricolare, l'unico rischio che si corre &egrave; quello descritto da Augier con il concetto di oligarchia planetaria (il riferimento &egrave; di tipo politico: <i>&ldquo;Il rischio: &egrave; quello di una disuguaglianza inimmaginabile oggi, perch&eacute; riguarda sopratutto la conoscenza, tra quelli che saranno alla punta del sapere e quelli chiusi in una permanenza del non sapere&rdquo;.  </i>   <br /><br /> <b>Strategia di anticipazione</b> Se vogliamo prendere coscienza del nuovo che cresce, dobbiamo affermare con forza che occorre un cambiamento di rotta e che una didattica basata su vaghi criteri di merito, di ritorno al rigore e di misurazione oggettiva di saperi che non servono pi&ugrave; a nessuno ecc. oggi non solo &egrave; del tutto fuori luogo ma &egrave; anzi nociva per pi&ugrave; di una ragione, non solo intrinsecamente didattica ma financo sociale.    Occorre assumere una prospettiva diversa, mettendo in discussione alcune basi di fondo del nostro pensare e quindi del nostro operare. <br /><br /> La prima necessit&agrave; &egrave; l'elaborazione di <b>un nuovo modello di sapere</b> (non nel senso dei contenuti) che abbia alcune caratteristiche ben precise:<br /> - ipertestuale/frammentato invece di sequenziale/strutturato<br /> - funzionalizzato invece di strumentale <br /> - decurricolarizzato invece di curricolarizzato <br /> - cognitivizzato invece di strutturale (es della grammatica cognitiva)<br /> - inferenziale invece di sillogistico <br /> - con valenze concrete invece che esclusivamente teorico <br /><br /> La seconda &egrave; la progettazione di <b>un nuovo modello di apprendimento</b> che tenga conto di:<br /> - tempi brevi<br /> - procedure di conferma<br /> - schematizzazione spaziale<br /> <br /> Insomma, una nuova <b>stagione di ricerca didattica</b> che vada nel senso della comprensione precisa di quei cambiamenti sopra esposti e si apra a una prospettiva autenticamente cognitivista, quella cio&egrave; che ragiona sui processi retrostanti alle operazioni cognitive.]]></content>
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		<title><![CDATA[Il buco nel muro]]></title>
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		<created>2011-05-22T14:12:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i><img vspace="2" align="left" hspace="5" alt="" src="/public/dblog/sugata mitra.JPG" /><span style="font-weight: bold;">Il buco nel muro</span></i> &egrave; un testo da poco uscito per i tipi di <i>Effat&agrave; Editrice</i>. Noto in tutto il mondo, arriva finalmente in Italia, pressoch&eacute; ignorato da tutte le grandi case editrici 'che contano'. Per fortuna c'&egrave; ancora qualcuno attento alle novit&agrave; e a ci&ograve; che 'bolle in pentola'. Il libro racconta gli esperimenti di apprendimento 'minimamente invasivo' effettuati dall'organizzazione di <span style="font-weight: bold;">Sugata Mitra</span> (l'autore) nei luoghi pi&ugrave; poveri dell'India. I risultati sono stati sorprendenti: in brevissimo tempo i bambini, digiuni di informatica e addirittura, in molti casi, analfabeti, hanno imparato ad usare il computer con estrema facilit&agrave;. <br />Il metodo dell'<span style="font-weight: bold; font-style: italic;">apprendimento minimamente invasivo</span> si basa infatti sulla collaborazione tra i ragazzi che apprendono e insegnano allo stesso tempo, ed &egrave; diventato un caso didattico che mette in discussione l'organizzazione complessiva dell'apprendimento 'formale' praticato nelle scuole di tutto il mondo. La prospettiva &egrave; interessante: quale nuovo ruolo si profila per un insegnante, se &egrave; dimostrato che i moderni mezzi di trasferimento dei contenuti possono avviare processi di apprendimento di tipo autonomo con risultati del tutto apprezzabili?<img id="sm-target-image" style="position: absolute; visibility: visible; color: transparent; margin: 0px; border: medium none; z-index: 2147483647; left: 205px; top: -14px;" src="data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAABYAAAAUCAYAAACJfM0wAAAABHNCSVQICAgIfAhkiAAAAAlwSFlzAAAK8AAACvABQqw0mAAAAB90RVh0U29mdHdhcmUATWFjcm9tZWRpYSBGaXJld29ya3MgOLVo0ngAAAAWdEVYdENyZWF0aW9uIFRpbWUAMDQvMDQvMDhrK9wWAAACLklEQVQ4jbXUP0wTcRQH8O/9ekdjkT8CUqpee00bRyNNmSRSV0PcJJoQg2i6ODTExEUHg04OaNSppqtCjQ4ukDSKSuLUwcm4NNZcQYsIGtD+u/f7MZSWXltqo/Ul7/JL7u7z3r3fLye53e5xj8ejoYWRSCSSstfr1YLBYHcr4XA4rMmMMciy3EoXjDHIjDEoivL/4fefrP1P3nYEvqzLajOIo8fQz5/cfH3cnVttCM8udQaODBxQFx44Ye9h4HxvdGWtgMlbSXV2SQoMHf0RNcGSJJlmvPLdos7fdyIWL+D5myx+ZwwUDAIRh2EU1wYRFItA6FwvIjdcGJr4qFYakiSBlTavlABwsJth7mUWmSyBOAfnAkQE4gKccxBx/MoYmHmcxuH+NgAwGQ03j3NeRjjnoGqcC/zcIgghAMBkNISJuKlbEy4EaKdoKerC5nNMxQdlgVx+t0siKhYQovwV1rbdtyoNxlhxxoqilBMA0uuES6Pt6NqP2hHsoDarhJuXD2F5NV/uuJR1T4XLzvTJ25/VyHUnzgzba0YkKq6pdB4T00m47EyvPhU1M54asy3ee5o55bvwQQWAr/PHMBfbQGhGrykCANqARZ8asy3+ccYjg/K3kcF9UQAYvrJ29dmrDUxHlnOxu72P+rpYrq5eFU39K649TCF0tnPB0WdtCt2z48rQHIp+8XTHu9ET7alm0aY6fnFHjda98a/w3wZjDJLP5xv3+/1aK+F4PJ7cBm32CUNiyI2GAAAAAElFTkSuQmCC" alt="" />]]></content>
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