Alberto Arato
Opera per topi in tre atti
L'educazione al bello di un roditore orologiaio che scopre i raffinati, intensi piaceri dell'arte e della musica.
pubbl. in "Liber" - N. 56 - Ottobre - Dicembre 2002 - Campi di Bisenzio (FI)

La fruizione di musica delle giovani generazioni è più estesa nel tempo rispetto al passato, ma più limitata in varietà e tipologia.

Prima di fare qualsiasi riflessione sull’educazione musicale di bambini e ragazzi e sul rapporto, peraltro assai allentato, esistente tra descrizione letteraria del fatto musicale ed educazione al ‘buon gusto’, occorre pensare a ciò che capita quotidianamente in molte case. La fruizione di musica delle giovani generazioni è molto più estesa nel tempo rispetto al passato, ma molto più limitata nella varietà e nella tipologia. I mezzi di riproduzione e l’industria discografica rendono possibile la realizzazione di un vero e proprio accompagnamento musicale alla vita quotidiana, sotto certi aspetti molto simile alle musiche di scena di un film.
D’altra parte il monotematismo sonoro si concretizza quasi sempre nella povertà di un rimbombo ritmico da musica techno o disco sparata da uno stereo (di solito nella stanza del rampollo) in grado di pervadere e riempire ogni punto dello spazio mentale di un adolescente.
Di solito un simile evento affina in un adulto la percezione di una frattura esistente tra la volontà e la pratica dell’essere un buon genitore. Dove, tra le altre cose, per buon genitore deve essere inteso non secondariamente anche colui che aiuta un ragazzo a orientarsi fra la stragrande quantità di offerte ‘artistiche’ a sua disposizione. Intendiamoci: oggi la confezione dei prodotti d’intrattenimento è di livello più raffinato che nel passato e diventa sempre più difficile distinguere un manufatto con valore artistico da un altro di poco pregio.
Ci vuole un po’ di ottimismo: a volte si possono trovare dei piccoli gioielli di pedagogia del buon gusto in occasioni del tutto particolari, come ad esempio durante un momento di lettura ad alta voce. E così diventa una sorpresa per tutti in famiglia una sera in cui, zittito lo stereo, arriva un piccolo regalo dalle pagine de “Il tempo non si ferma per i topi” di Michael Hoeye: leggerle insieme può divenire un momento di spiritosa ma istruttiva riflessione estetica.
Nel testo, le avventure di Hermux Tantamoq, il protagonista, iniziano con una domanda durante (guarda caso) una tranquilla serata di lettura ad alta voce: d’un tratto Hermux, un Topo Qualunque (nella vita è un orologiaio che si affaccia timidamente al mondo dell’arte), chiude il libro e interroga l’amica, Mirrin Stentrill, anziana pittrice divenuta cieca: “Dimmi la verità, Mirrin, credi che io possieda il senso del bello?” [...]

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