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Normalist - i giorni della normalità

Elias diventa il granello che inceppa il meccanismo Normalista?

 

 

Normalist - La fuga

Dove si nasconde Elias?

 

 

Normalist - Una settimana decisiva

Il GENCOD nasconde molti segreti...

 

 

Fase Quattro

Fase Quattro è una raccolta di venti testi poetici in cui esistenza, natura e Idea si incontrano
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"Non trovi il segnale che manometta i tuoi passi..."

 

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La ricerca di spunti di trascendenza in una realtà muta.

 

 

Limature

La 'presenza' genera minuscole scorie di realtà.

 

Il Teatro dei Pensieri

Una strana Accademia, un Teatro nascosto, gli incredibili poteri della memoria. Una storia mozzafiato.

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Il mio nome è strano

Un nome strano non aiuta ad affrontare le difficoltà della vita. Una storia divertente e stralunata.

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Il Ballo delle piume

Mancano pochi giorni al ballo delle Piume e Leo non ha ancora una ragazza con cui andare...

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Thanatos, Athanatos

La fine della vita può essere una straordinaria avventura. Verità e rimpianti si contendono l'ultimo istante.

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Il Volo delle Api Bianche

Anno 1212. Ventimila bambini in viaggio per una crociata senza armi a Gerusalemme.

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La banda degli Scherzi

Un vecchio diario ritrovato nello scantinato della palestra. Una musica che nasconde un segreto prezioso.

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Alberto Arato è fra l'altro l'autore de "Il volo delle Api Bianche" un romanzo storico che racconta l'inganno dell'infanzia e la purezza delle intenzioni.

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NORMALIST. Il ciclo di Elias
Tre libri finora pubblicati: 1. I giorni della normalità; 2. La fuga; 3. Una settimana decisiva
Sulla parete della Comunità in cui Elias vive c'è un cartello: "Preoccupiamoci di essere normali". In Lithueria da qualche decennio la società Normalista ha pacificato il paese ma oltre la facciata qualcosa non funziona.

Shelley 4: L'eco della musica eterna 

Friday, November 29, 2019 5:00:00 PM

londraLa poesia - in realtà Shelley dice 'il verso' - è l'eco della musica eterna. Per arrivare a questa asserzione l'autore parte dalla distinzione (di tipo linguistico) tra lingua metrica e lingua non metrica.  Se è vero che suoni e pensieri sono in rapporto sia l'uno con l'altro sia con ciò che essi rappresentano, è tuttavia altrettanto vero che sia il suono che i pensieri sono l'espressione di un ordine insito nelle cose che sì parte dalla mente, ma si riverbera subito fuori di essa mediante un regolarità di frequenza, comunemente conosciuta come armonia. non è dunque ilmetro, il fondamento poetico, bensì l'armonia sulla quale esso si fonda. Questo cambia radicalmente la prospettiva:   non è poeta solo colui che sa sfruttare al massimo queste consonanze mediante un uso coloristico del linguaggio, bensì lo è chi riesce a far scoccare la fiamma riferentesi all'armonia perfino in pensieri spogli di forma e di movimento, come possono essere quelli, ad esempio, meramente filosofici. Le parole di questi tali poeti/non-poeti svelano la permanente analogia tra le cose mediante immagini che partecipano della vita della verità. Ma ancora di più quando  i grandi spiriti conciliano nel suono della parola l'armonia e il ritmo, non necessariamente metrico, del verso, definito come eco di una musica eterna. La poesia è dunque uno stretto sentiero appeso tra idee, suono, armonia ed eternità. L'amalgama che ne esce, piegato dal volere di uno spirito grande, non necessariamente coatto dal mestiere del poeta, è ciò che diviene, di fatto considerato come poesia nel senso più pieno del termine. 

Shelley 3: il principio creatore. 

Sunday, November 17, 2019 10:45:00 AM

Qual è il principio creatore della poesia? Si parte ovviamente dal fatto linguistico. "La lingua"  afferma Shelley "è al tempo stesso strumento e materiale della poesia." Strumento perché il linguaggio sostanzia la poesia, materiale perché l'armonia della metrica diventa soggetto stesso del fare poetico. In altre parole non è solo il contenuto di un testo a sviluppare le suggestioni in grado di veicolare visioni del mondo, bensì tutto l'insieme, anche quello 'materiale' dei suoni  dell'apparato poetico a costruire una percezione della realtà. Ma Shelley va ancora oltre: se la lingua 'serve' al poeta in tutte le sue dimensioni, vi è qualcosa che va oltre, una facoltà che Shelley definisce sovrana, il cui trono si nasconde nella natura invisibile dell'uomo. Proprio qui abita il principio creatore della poesia. Passioni in intima essenza stanno su questo trono di cui le parole sono fedeli servitrici. Ancora una volta la facoltà immaginativa che ha uno rapporto con i pensieri umani è il principio creatore e tutto le è subordinato.

Si badi bene all'uso delle parole: principio creatore: sta a significare che la poesia crea il mondo con l'immaginazione, modella la realtà, non la rispecchia semplicemente. In questo misterioso rapporto che l'uomo attraverso il linguaggio stabilisce con il reale sta il segreto della grande poesia. Il poeta è un creatore perché inventa mondi e quei mondi divengono realtà: un po' come quando si opera una narrazione che rende reale un fatto semplicemente accaduto. Non esiste il fatto in sé, esiste nel suo rapporto con le parole che lo raccontano e tali parole lo statuiscono. 

Se dunque questo è il principio creatore della poesia che diventa a sua volta principio creatore della realtà, ne consegue che i poeti hanno il ruolo di padri fondatori delle narrazioni sulle quali si basano le concezioni del mondo degli uomini. Un compito incredibilmente importante al pari di quello che Shelley attribuisce ai legislatori e ai fondatori di religioni. E qui si apre una questione etica di non poco conto: tra coloro che rifiutano l'idea e coloro che se ne sentono investiti c'è il dato di fatto che senza poesia non ci sono interpretazioni del mondo e quindi non c'è conoscenza. 

Shelley 2: chi sono i poeti? 

Friday, November 08, 2019 4:21:00 PM

Quando la facoltà di approssimazione al bello diviene preponderante nell'uomo , ebbene questo lo fa diventare poeta nel senso più generale del termine.

In questo contesto l'armonica azione di tale tendenza con quelle che possono essere chiamate le influenze sociali permette un'amplificazione  del divenire poetico perché favorisce la percezione di relazioni tra le cose sconosciute ai più. L'origine di tali relazioni è assolutamente naturale: Shelley immagina che la natura imprima le proprie caratteristiche sulle cose del mondo, ma esse non ci sorprendono perché siamo 'abituati' a considerarle tali. Occorre un guizzo per superare l'abitudine e individuare "il bello e il vero insiti nel rapporto tra esistenza e percezione e poi tra percezione ed espressione". Quando si compie il salto si entra nell'universo della poesia.

Strumenti straordinari di 'focalizzazione' vengono dunque forniti a chi si impegna nel 'fare poetico': in questo modo coltivare la poesia significa toccare i campi più disparati dell'agire e del creare umano, come ad esempio quello della legislazione o addirittura quello della profezia. Ritorna l'idea del valore collettivo - nei nostri tempi si direbbe 'politico' - della poesia, che si serve di uno scardinamento del tempo, dello spazio e del numero, per aprire varchi che portino direttamente a una specie di realtà sovraordinata nella quale c'è la vera essenza delle cose. Si parte dunque dalla percezione ma si arriva alla 'sovrapercezione' nell'individuazione di una creatività adatta a indicare strade di conoscenza e di consapevolezza tracciate e praticate da coloro che non si accontentano della realtà così come essa è.

Alle 23. Racconti da ascoltare... 

Friday, November 01, 2019 5:10:00 PM

Comparirà a breve sul sito un nuovo podcast tintitolato Alle 23. In questo podcast potrete trovare molti racconti - 365 racconti per un anno - letti dall'autore. Per alcuni potrete ascoltare anche un commento che spiega come è nato il racconto e i motivi delle scelte stilistiche.

A breve dunque.

Shelley - In difesa della poesia - 1 

Friday, November 01, 2019 4:56:00 PM

Iniziamo l'analisi del testo "In difesa della poesia"  pubblicato nel 1821 da Percy Bissey Shelley in risposta al saggio dello scrittore Thomas Love Peacock (1820) che invece sosteneva l'inutilità della poesia. Acceso da un sacro  furore di vendetta per "la grave offesa recata alle Muse" Shelley intende organicamente difendere  non solo l'utilità della poesia in un mondo tanto basato sulla materialità e sul denaro quanto la sua necessità.

Argomento quanto mai attuale che permette di sviscerare alcune tematiche socialmente pregnanti in relazione alla poesia e all'arte in generale. Perché la poesia è necessaria? Perché secondo Shelley la sostanza della vita intellettuale sta nell'immaginazione che si oppone alla ragione: la prima è l'ideatrice la seconda è l'esecutrice dei voleri della prima. E la poesia è l'espressione dell'immaginazione. Solo attraverso la poesia si riesce a percepire il valore delle proprietà delle cose. Chi affronta solo razionalmente  la realtà enumera le proprietà delle cose ma occorre qualcosa in più per entrarci e comprenderne il valore. L'immaginazione è dunque il principio della sintesi, è il principio del 'fare', il principio dell'armonizzare.

In effetti, pare dire Shelley, solo chi trascende il livello del riconoscimento delle cose (ragione) riesce a costruire  una visione armonica, fatta di relazioni e di interdipendenze che costituiscono una consonanza d'intenti equilibrata ed effettuale (ossia che crea effetti di comprensione). La via per raggiungere questi obiettivi è la poesia che deriva appunto dal verbo poiein, cioè 'fare'.

Dunque la realtà è in costruzione. Le parole ce la fanno penetrare. In modo particolare le parole poetiche.

Limature: una nuova raccolta di poesie 

Friday, October 25, 2019 3:39:00 PM
Il sonetto inteso in senso etimologico, (piccolo suono) può essere una forma poetica adatta a tempi in cui la contrazione (esperienze, tempo, criteri di consumo) è al centro della vita degli individui. Forma che coniuga l'essenzialità con la possibilità di approfondimenti reticolari a partire da focus tematici e formali la cui ossatura si dirama e va a coprire estese porzioni di suggestioni e rimandi, il sonetto pare essere il componimento che, riscoperto, copre il bisogno di sonorità e tematicità importanti, capaci di dialogare con la complessa fluidità dell'essenza personale, quella perennemente a caccia di sensi, significati e risposte.
Peraltro l'elusione dietro la quale si celano molte delle considerazioni che vengono fatte in questa raccolta, stimola il lettore a rivedere e a ricreare le proprie reti semantiche, quasi come se durante la lettura sfuggevoli 'punti morti' si manifestassero e chiedessero attenzione per rimandare ad altri silenzi o ad altre parole in grado di provocare accostamenti e collegamenti che, in un circolo espansivo arrivano a parafrasare interpretazioni o giochi speculari sulle luci e le ombre del vivere.
Ogni componimento, dunque, centrato su qualcosa di minuscolo e di intimo, concentrato in pochi versi, si configura per esprimere accennate epifanie, alee di pensiero o vaghe allusioni di possibiltà.
Il risultato è una severa disciplina interpretativa, quasi un maieutica che, grazie alle improvvise deviazioni date dagli stimoli metaforici, porta a considerare la 'presenza' come generatice di scorie di reale, limature appunto, il cui tessuto enuncia legami con la vita nel suo proprio orizzonte d'indagatrice.
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Un film da vedere 

Tuesday, January 22, 2019 5:19:00 PM

È straniante vedere il clip di Salvini che, andando a fare la sua incursione mediatica prima dello sgombero forzato dei migranti della stazione di Como, afferma, mentre si trova in mezzo ai letti improvvisati su cartoni: «Io qui vedo solo giovanotti robusti che indossano scarpe Nike e maneggiano Iphone senza fare niente tutto il giorno» Straniante perché appena qualche scena prima una volontaria del centro di accoglienza, raccontando la storia di uno di quei giovanotti, migrante, ha parlato di torture subite e visibili sulla sua pelle, d’un infinito andare da uno sportello a un altro senza riuscire a ottenere quello di cui si ha bisogno, d’una storia di pestaggio – ad opera di ragazzi italiani – e, infine, dell’impossibilità di avere un qualsiasi sbocco se non la fuga e il disperato tentativo di oltrepassare la frontiera italiana per andarsene ben lontani dal nostro paese.

Sto parlando del bellissimo film-documentario di Daniele Gaglianone intitolato “Dove bisogna stare”, proiettato in questi giorni al cinema Massimo del Museo del Cinema di Torino, unica sala in tutta la città che l’ha voluto – e ci sarebbe da fare qualche interessante riflessione su questo fatto - realizzando, tra l’altro sold-out in tutti gli spettacoli. L’ultima occasione è il 23 Gennaio 2019 alle 18,30.

Il film-documentario parla di migranti, anzi di persone che si sono messe in gioco con questo problema e invece di stare a guardare, o – peggio – di brontolare o di protestare, hanno deciso di dedicare un pezzo della propria vita per trovare una soluzione o quanto meno provarci. Lo sguardo di Gaglianone non è celebrativo, non racconta la storia di eroi, non minimizza il problema, non vuole stare retoricamente dalla parte di questi ragazzi in difficoltà, ma vuole semplicemente suggerire l’idea che qualunque persona normale, che non sia cioè contagiata dalla paranoia instillata ad arte per scopi non sempre limpidi di propaganda politica, aprendo gli occhi sulla realtà non può non intervenire, fare qualcosa, compiere un gesto di accoglienza. «Sono andata in pensione, e mi sono detta: che cosa devo fare? Viaggi? Andare al centro anziani? Neanche per sogno: io voglio essere dove c’è la vita e la vita è qua» dice la più anziana delle tre protagoniste indicando le baracche in mezzo al bosco di quelli che arrivano per tentare di passare il confine.

Significativo il fatto che siano donne le quattro figure di volontariato intorno alle quali si snoda il filo della narrazione, un racconto frammentario come frammentata è la vita di chi fugge dal proprio paese, senza verità prerequisite e solo con un dolente, struggente senso di un’umanità che oggi, nell’Italia meschina e rancorosa di questa notte della repubblica sembra essere tacitata e messa sotto con cinismo, aggressività e insulti. Eppure il messaggio è chiaro: finché c’è anche solo una di quelle figure c’è la speranza che la normalità della solidarietà si possa ancora toccare con mano.

Sala piena ma con una sola nota dolente: mancavano quasi del tutto i millennial. Speriamo di non dover ripetere la Resistenza.

Arrivano le Storie del Caminetto! 

Friday, December 15, 2017 4:48:00 PM

Come di consueto arriva Natale e arrivano anche i racconti dedicati a questo giorno. La terza - e forse ultima - parte della trilogia dei racconti di Natale (Sotto questa stella, Sotto l'albero e Storie del caminetto)  si caratterizza per una rarefazione progressiva delle piccole vicende che vi sono narrate. 

In queste storie, pensate come se fossero davvero raccontate davanti a un caminetto scoppiettante, il Natale diventa poco più di un pretesto per svelare complicazioni e difficoltà, rinunce e aggressioni, fatti, insomma, di vita quotidiana che spesso rimangono nascosti e sepolti dentro i meandri di un'umanità per lo più sofferente e insoddisfatta.

Eppure l'avvento del Natale e di ciò che esso significa, per credenti e non credenti, offre in tutti i casi la possibilità di un varco in grado di 'andare oltre', di trascendere in qualche modo il singulto di vite spezzate o incancrenite. 

Questo è dunque l'augurio: che la speranza di una anche minuscola possibilità di rinnovamento illumini di nuove prospettive la – spesso – faticosa vicenda terrena. Potete acquistarle in tutte le principali librerie digitali (Amazon, IBS, StreetLib Stores...)

Buona lettura e Buon Natale!

Terza puntata di NORMALIST 

Thursday, July 06, 2017 8:15:00 AM

Il GENCOD è la sede più adatta per concludere la vicenda di Elias. La torre dell'edificio che svetta su Nikomies è sufficientemente appartata per nascondere cose che non si devono sapere pernessun motivo la mondo. Così almeno la pensa il generale Ruwinson. Ma quando arriva lì con tutti i suoi 'prigionieri', le cose cominciano a prendere una piega molto diversa da quella che lui aveva immaginato.

La terza parte della saga Normalist è un emozionante tuffo nel mistero. Ma, si sa, ogni mistero ne richiama un altro e così dovremo ancora fare molta strada per poter chiarire ogni aspetto della vicenda. Buona lettura.

Potete acquistare il ibro qui

Terzo libro di Normalist 

Saturday, June 03, 2017 2:27:00 AM

A breve il terzo libro di Normalist: Una settimana decisiva.

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