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I miei libri

Normalist - i giorni della normalità

Elias diventa il granello che inceppa il meccanismo Normalista?

 

 

Normalist - La fuga

Dove si nasconde Elias?

 

 

Normalist - Una settimana decisiva

Il GENCOD nasconde molti segreti...

 

 

Fase Quattro

Fase Quattro è una raccolta di venti testi poetici in cui esistenza, natura e Idea si incontrano
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Il Teatro dei Pensieri

Una strana Accademia, un Teatro nascosto, gli incredibili poteri della memoria. Una storia mozzafiato.

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Il mio nome è strano

Un nome strano non aiuta ad affrontare le difficoltà della vita. Una storia divertente e stralunata.

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Il Ballo delle piume

Mancano pochi giorni al ballo delle Piume e Leo non ha ancora una ragazza con cui andare...

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Thanatos, Athanatos

La fine della vita può essere una straordinaria avventura. Verità e rimpianti si contendono l'ultimo istante.

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Il Volo delle Api Bianche

Anno 1212. Ventimila bambini in viaggio per una crociata senza armi a Gerusalemme.

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La banda degli Scherzi

Un vecchio diario ritrovato nello scantinato della palestra. Una musica che nasconde un segreto prezioso.

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Goodreads

Alberto Arato è fra l'altro l'autore de "Il volo delle Api Bianche" un romanzo storico che racconta l'inganno dell'infanzia e la purezza delle intenzioni.

Maggiori dettagli...

NORMALIST. Il ciclo di Elias
Tre libri finora pubblicati: 1. I giorni della normalità; 2. La fuga; 3. Una settimana decisiva
Sulla parete della Comunità in cui Elias vive c'è un cartello: "Preoccupiamoci di essere normali". In Lithueria da qualche decennio la società Normalista ha pacificato il paese ma oltre la facciata qualcosa non funziona.

Terza puntata di NORMALIST 

Thursday, July 06, 2017 9:15:00 AM

Il GENCOD è la sede più adatta per concludere la vicenda di Elias. La torre dell'edificio che svetta su Nikomies è sufficientemente appartata per nascondere cose che non si devono sapere pernessun motivo la mondo. Così almeno la pensa il generale Ruwinson. Ma quando arriva lì con tutti i suoi 'prigionieri', le cose cominciano a prendere una piega molto diversa da quella che lui aveva immaginato.

La terza parte della saga Normalist è un emozionante tuffo nel mistero. Ma, si sa, ogni mistero ne richiama un altro e così dovremo ancora fare molta strada per poter chiarire ogni aspetto della vicenda. Buona lettura.

Potete acquistare il ibro qui

Terzo libro di Normalist 

Saturday, June 03, 2017 3:27:00 AM

A breve il terzo libro di Normalist: Una settimana decisiva.

Seconda puntata di NORMALIST: La fuga 

Saturday, April 15, 2017 9:24:00 AM

Si può trovare nelle librerie digitali NORMALIST - 2 - La fuga, il prosieguo delle avventure di Elias alle prese con la società Normalista.  Le cose si complicano per lui: una volta riuscito ad evadere dalla soffocante città di Nikomies, il protagonista si trova sballottato tra inquietanti miniere, al centro di una caccia all'uomo che di normale ha assai poco. Per fortuna qualcuno giunge in suo aiuto, ma i pericoli per lui e per i suoi amici sono sempre in agguato...

Potete trovare il libro seguendo questo link: non perdetevi la parte centrale di questa vicenda.

La fuga  è anche acquistabile presso tutte le principali librerie digitali (Amazon, StreetLib ecc.)

Arriva "NORMALIST. I giorni della normalità 

Thursday, February 23, 2017 10:40:00 AM

Finalmente in libreria digitale NORMALIST. I giorni della normalità la prima parte della trilogia NORMALIST. Un libro distopico che vede come protagonista Elias, un ragazzo particolare, un po' troppo particolare nella società Normalista in cui vive. Il Normalismo è un movimento politico e sociale che tenta di pacificare una società molto conflittuale esaltando i valori della normalità e della mediocrità eretti a criterio unico di giudizio e di azione. Ma, come sempre, qualcosa va storto. In questa prima parte l'ambiente è quello di Nikomies, la capitale della Lithueria. A Nikomies la vita scorre tranquilla fin quando un incidente all'apparenza banale scatena una gigantesca caccia all'uomo, quale non si era vista da molti anni. Perché? A chi interessa catturare Elias? E soprattutto per quale motivo per lui si muoovono tutti i pezzi grossi dello stato?  Con una serie di avvincenti colpi di scena la storia si snoda attraverso luoghi ed eventi altamente al di sotto del Tasso di Normalità. E per Elias cominciano i guai. Una lunga serie di grossissimi guai.

Il libro è in vendita presso tutte le principali librerie digitali (StreetLib, Amazon, Ibs...) ma se volete un link dove troverlo potete fate clIck qui

Presto in libreria la seconda parte della storia: Normalist. La fuga

I nuovi racconti di Natale 

Wednesday, December 21, 2016 11:15:00 AM

Il Natale è alle porte: in questo secondo ciclo di racconti intitolato Sotto l'albero ho cercato di ritrarre i diversi modi con cui si può 'sentire' lo spirito natalizio. C'è chi è totalmente preso nel suo lavoro, chi attende con trepidazione, chi avverte, nel contesto di festa, qualche piccola epifania, chi è disperato, chi è indifferente.

Sotto l'albero ci siamo tutti, solo qualcuno però ne coglie la decisiva fascinazione. In questa raccolta ci sono due Natali proiettati nel futuro: uno, realistico e minimale, in cui si avverte che tutto passa e che le cose possono cambiare in modo inusitato e malinconico, uno invece più drammatico in cui un simbolico Natale riesce ad avere ragione di un gravissimo e tremendo pericolo - simbolico anch'esso - in cui l'umanità è immaginosamente piombata

Va da che gli elementi narrativi sono in tutti questi racconti degli espedienti per approfondire un'indagine sulle sensazioni e sulla coscienza dei personaggi. Non sono, ovviamente, racconti banalmente intimistici, ma regalano - o cercano di regalareuna visione più chiara a dimensioni intime che mi pare si risolva a essere via via più evanescente.

Con questo desiderio e questi auspici, a tutti buon Natale e... buona lettura.

Legami 

Tuesday, August 02, 2016 5:04:00 AM
Nell'ultima parte dei Discorsi sull'arte poetica pubblicati nel 1897, Pascoli invita il poeta a fare poesia, non a costruire poesia. La differenza sta nella spontaneità. Chi scrive trovando la poesia in ciò che lo circonda è un vero poeta, partecipa del sentimento poetico e riesce a trasmetterlo con forza. Chi invece non trova la poesia nella quotidianità deve fare sforzi per inventarsela e così compone architetture vane, artificiali che non trasmettono nulla se non estetismo vuoto e superficiale. L'invito a 'entrare nello spirito della poesia' viene fatto con uno scopo ben preciso: la comunione degli uomini. Questa idea della poesia in grado di creare ponti tra gli individui appare ai nostri occhi estremamente moderna, soprattutto se si prendono in esame le considerazioni enunciate dopo tale affermazione: "La comunione degli uomini ne sarebbe avvantaggiata; specialmente in questi tempi in cui la corsa verso l’impossibile felicità è con tanto fulmineo disprezzo d’altrui in chi è avanti, con tanta disperata invidia in chi è addietro."
Una poesia vera, in grado di ricostruire tessuto sociale perché fondata su un comune sentire poetico basato sull'assenza del desiderio instancabile di primeggiare, suona alle orecchie dell'uomo del ventunesimo secolo quasi straniante, tanto è lontana dalla mentalità corrente. Pascoli condanna l'ansia di essere felici ad ogni costo intravvista tra gli uomini del suo tempo e definisce infelice questo desiderio quando genera l'angoscia dell'insoddisfazione. È questo il motore dell'incupirsi della società, un'infezione dello spirito  a cui bisogna riparare con inoculazioni di poesia libera e civile, generata sulla e dalla realtà e nutrita di semplicità. Riferendosi infine a Virgilio chiude i suoi Discorsi con questa affermazione che potrebbe apparire ingenua: Egli insegnava ad amare la vita in cui non fosse lo spettacolo doloroso della miseria, invidioso della ricchezza: egli voleva abolire la lotta tra le classi e la guerra tra i popoli." Questa visione che può suonare buonista e ingenua, diventa vitale alla luce di quanto è successo nel XX secolo. A partire dalla mala pianta dei nazionalismi che hanno causato le due guerre più micidiali della storia e dei conflitti successivi costellati di genocidi, etnocidi e democidi di massa quali mai l'umanità ha sperimentato prima, l'appello a una ragione poetica del cuore - potremmo quasi dire del buon senso - quale costruttrice di ponti piuttosto che di divisioni, suona come un appello fermo e deciso che può aiutarci a contrastare molte delle deliranti ispirazioni che tanto male hanno fatto e continuano a fare all'umanità odierna
 
Terminano qui le osservazioni sui Discorsi sull'arte poetica. Nel prossimo post inizieremo a esaminare un altro importantissimo scritto intitolato In difesa della poesia di Percy Bisshe Shelley.

Sorrisi e lacrime 

Thursday, June 16, 2016 4:53:00 AM

Nella penultima parte dei Pensieri sull'arte poetica del 1897, Pascoli arriva al nocciolo della questione: dopo aver constatato che per fare poesia occorre un'anima (anima, si badi bene, non semplicemente 'pensiero') disposta a vedere in profondità nelle cose, si interroga nuovamente sul senso e sull'utilità dell'agire poetico. Qual è la verità ultima della poesia? Secondo lui la sua utilità morale e sociale consiste nel fatto che attraverso di essa il poeta riesce a "trovare nelle cose il loro sorriso e la loro lacrima". Occorre cioè non semplicemente 'viverebensì trascendere, entrare dentro le cose e comprenderne il senso profondo. Come si fa a ottenere questo risultato? Come si fa cioè a non considerare gli eventi, i fenomeni quotidiani semplicemente per quello che sono, bensì per il significato che portano? Secondo Pascoli bisogna attraversare l'oscuro tumulto dell'animo umano con l'occhio semplice e sereno del fanciullino che è dentro ciascuno di noi. L'effetto di questo attraversamento è la tranquillità che nasce dal saper vedere luminosità  e bellezza in tutto quello che capita nonostante le oscurità e le tenebre. E se non c'è proprio niente di bello, niente di luminoso dentro tale oscurità? Ebbene quegli occhi allora "si chiudono a sognare e a guardar lontano" come a dire che l'estremo rimedio alla miseria della condizione umana è un salto nell'altrove, nel sogno, nell'ideale. Se non possiamo trovare nulla di positivo nel mondo, sembra affermare Pascoli, possiamo però mediante la poesia almeno creare un mondo appagante che culli il nostro desiderio di positività. Naturalmente egli pone i due risultati (vedere il bello nel quotidiano oppure trasporre la bellezza in un mondo 'ALTRO') su gradi diversi per prevenire l'obiezione della poesia vista come fuga dalla realtà.  Il primo di questi gradi è il più efficace, il più degno della natura umana: entrare nella vita e vederne il positivo sembra essere l'operazione più alta, più nobile. L'altro aspetto, quello di sfondare il muro del reale per navigare nelle regioni ideali appare agli occhi del poeta un terreno meno sicuro, viene paragonato all'operazione che fa il viaggiatore che ama solo i luoghi lontani ed esotici e non sa vedere la bellezza del paesaggio abituale. Eppure è un'estrema ratio  importante perché fa compiere comunque un salto al lettore e, vellicandolo con la sincerità di quegli occhi da fanciullo che tutti hanno e celano dentro di loro, lo conduce in un mondo incantato che risuona del reale e indica varchi inaspettati in grado di illuminare perfino le oscurità senza senso.

Che cos'è il Museo delle idee? 

Saturday, June 11, 2016 12:35:00 PM

Per chi vuole saperne di più è a disposizione la newsletter del Museo delle Idee. Scaricatela qui

Il Museo delle Idee 

Saturday, June 11, 2016 12:29:00 PM

Rose senza spine 

Friday, May 06, 2016 11:08:00 AM
Nella terza parte dei Pensieri sull'arte poetica, pubblicati in forma di articoli saggistici nel 1897, (seconda parte del colloquio tra poeta e fanciullino) Pascoli si interroga su una questione di fondo. Qual è il fine della poesia? Perché l'uomo, a un certo punto della sua vita si mette a fruire o a comporre poesia?
La prima considerazione ch'egli fa è che la poesia non ha un fine utilitaristico immediato. Non deve averlo. La natura del fanciullino è tale che egli è sempre distratto da qualcosa di nuovo, non persevera, non si ferma a ragionare, aborre la consuetudine. Parimenti chi è contagiato da questa innata curiosità sembra bamboleggiare, sembra incantato a oasservare cose ed eventi di poco conto su cui il 'savio', il 'gestore', non fa alcun affidamento. Qui c'è la prima grande rottura tra uno stile di vita basato sul logos e quello basato sul mythos. Non ci può essere intesa tra i poeti e i costruttori di realtà - quelli materiali, s'intende - perché è proprio diverso il modo in cui queste due categorie affrontano il mondo e la concatenazione degli eventi che lo guidano.
Dunque, se la poesia non porta alcun beneficio o vantaggio di tipo materiale, a che cosa serve?
Serve a 'dilettare'. Sotto questa parola, Pascoli intravvede alcuni archetipi comportamentali molto importanti che costituiscono la base del saper comprendere poetico.
Anzitutto diletto è la capacità BASTEVOLE di gioire davanti ai fiori colti sul sentiero o nelle crepe del muro. L'idea della semplicità d'animo non è nuova, ma assume qui un colore psicologico tutto particolare se contestualizzata alla fine dell'ottocento. L'oggetto più ambito del lavoro umano, l'utile, destinato al sostentamento è desiderato ma non amato. La seriosità non allieta nessuno. Non c'è attrattiva in una vita proiettata esclusivamente - e razionalmente - al proprio sostentamento
Fatta questa premessa, il massimo della poesia sta nella celebrazione dell'intimità familiare, nelle piccole cose, nelle quasi invisibili emozioni domestiche. Attenzione: della quotidianità, alla poesia non interessa nulla riguardo ciò che concerne la materialità della vita. Essa è invece proiettata alla fruizione di un'umanità che si realizza nelle relazioni: in altre parole la poesia canta l'humanitas e si contrappone alla retorica della cultura celebrativa delle virtù sociali. Di qua sta il freddo e l'insensibilità, di sta la vita. Una vita che ha un suo compimento: l'immagine usata da Pascoli per definire il premio destinato al poeta è quella della rosa. Che cosa porta la poesia? Porta rose senza più spine, letizia allo stato puro, godimento sommesso e trepido di ciò che di più grande abbiamo, la nostra humanitas, appunto.
Ben venga dunque il fanciullino che butta all'aria i nostri sistemi di valori: dobbiamo imparare - secondo Pascoli - dalla poesia un modo più disinteressato e umano di attendere a tutte le cose della vita, se vogliamo coglierne l'essenza nel suo centro più profondo.
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