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«Chi sono, questi? Che cosa vogliono?» chiese ruvido il professore alla segretaria. 
La signorina Dieter, dondolandosi sui tacchi disse incerta: «Non lo so… hanno insistito tanto...»
«Quindi lei ha fissato un appuntamento solo per la loro insistenza?» osservò sgarbato il professore.
«Dicono che è una questione della massima importanza. E poi hanno chiamato in causa il governo...» la segretaria pareva imbarazzata.
«Il governo? E che cosa vogliono da me?» bofonchiò lo scienziato.
«Professor Matwinsky, ho un certo fiuto per le cose importanti e quelle no» puntualizzò la signorina Dieter.
«E il suo infallibile fiuto l’ha spinta a concedere questo appuntamento?» chiese Matwinsky tagliente.
«Li faccio passare? Sono di là» chiuse la segretaria.
«D’accordo, sentiamo che vogliono» si arrese il professore, riprendendo in mano un foglio pieno di calcoli da una cartella aperta sulla scrivania.
Poco dopo si affacciarono alla porta due individui vestiti di nero dalla testa ai piedi. Il più allampanato portava spesse lenti insellate su un naso minuscolo, mentre il più basso, piuttosto in carne, si guardava intorno con curiosità. Ognuno dei due reggeva una voluminosa borsa in cuoio stracolma di documenti.
«Professor Matwinsky» disse il primo, formale, porgendo la mano allo scienziato che si era alzato di malavoglia per accogliere i nuovi venuti.
Il secondo porse un biglietto da visita che finì, ignorato, sulla scrivania in mezzo a un mucchio di carte.
«Mi spiace che siate giunti in un momento così sfavorevole...» attaccò Matwinsky ma venne subito interrotto dal tizio più basso di statura che fece meravigliato: «Ma non le hanno spiegato il significato della nostra visita?»
«No» rispose accigliato il professore.
«In effetti ci rendiamo conto che una declinazione immediata della ragione per cui siamo qui l’avrebbe resa, nell’immediato, un tantino scettico...» attaccò il primo.
«Scettico è la parola giusta» completò il secondo «Ma confidiamo di avere un po’ del suo prezioso tempo per permetterci di spiegarle tutto bene…. Anche perché… in seguito…. Di tempo...»
«Ne avrà quanto vuole» completò il primo ridacchiando.
«Oh, sì. A josa»
Matwinsky guardò i due dapprima confuso e quindi irritato: «Sarà come voi dite ma io adesso di tempo ne ho proprio pochino. Devo finire una relazione e...»
«Ecco in effetti è proprio di tempo che noi vogliamo parlarle. Vede noi veniamo da parte dell’ATI. Non mi meraviglio che lei faccia quella faccia. Di sicuro non ne ha mai sentito parlare»
«Anche perché se in giro si sapesse di che cosa ci occupiamo si creerebbe parecchia confusione» disse il secondo.
«Confusione? Diciamo pure guerra» disse il primo.
«Vogliamo venire al dunque?» chiese ruvido il professore.
«Saltiamo i preamboli. In breve la nostra associazione, o meglio fondazione, si occupa di biocronica»
«Bioché?» chiese il professore arricciando il naso. Ormai ne era convinto: quei due erano svitati e gli stavano facendo perdere inutilmente tutta la mattinata. Resistette all’impulso di buttarli fuori dallo studio.
«La biocronica è una scienza, i cui risultati sono (per ovvi motivi) diciamo ben custoditi, che studia l’orologio biologico degli organismi in relazione al secondo principio della termodinamica» disse sussiegoso il primo.
«E allora?» fece il professore.
«E allora, grazie ai nostri studi (e agli enormi capitali investiti in questa ‘vitale’ ricerca) la biocronica ha trovato il segreto dell’orologio biologico degli organismi viventi» disse quello tarchiato.
Il professore esplose in una risata: «Quel segreto, miei signori, è ben custodito tra le pareti delle cellule e probabilmente non verrà mai svelato» fece scettico.
«Quel segreto, egregio professore Matwinsky, è stato decifrato diciamo al 90 per cento. Guardi qui» ed estrasse un voluminoso fascicolo che aprì e sbatté sotto il naso del professore.
Questi cominciò a leggere dapprima scettico e poi via via più interessato. D’un tratto l’individuo gli strappò il fascicolo di mano e lo richiuse, riponendolo nella borsa.
«Dunque, non stiamo scherzando professore» disse sorridendogli.
«Quel che c’è scritto lì cozza contro un centinaio di principi della biochimica classica» disse Matwinsky imporporandosi.
I due si guardarono compiaciuti: la curiosità dello studioso aveva avuto la meglio sullo scetticismo del professore e adesso lui sarebbe stato pronto a collaborare.
«Può darsi disse il primo, ed è per questo che abbiamo deciso di contattarla»
«Non capisco ancora che cosa volete da me. Sareste, per cortesia in grado di chiarirmelo con una certa rapidità?» li apostrofò ruvidamente il professore Matwinsky.
«Prima di continuare dobbiamo chiederle una cosa» disse il primo.
«Tutto quello che ci diciamo d’ora in avanti è top secret» completò il secondo facendo cenno di chiudere la bocca come con una cerniera.
«Una questione di governo, sa...» sussurrò il secondo.
Matwinsky alzò gli occhi al cielo: «Va bene, va bene. E adesso...»
«Consideriamo la sua una parola vincolante quindi… professore noi siamo venuti a proporle l’immortalità. Beh, diciamo…. Quasi l’immortalità»
«Che cosa...» balbettò il professore sempre più confuso.
«Insomma un cambio: la sua scienza, per una vita prolungata indefinitamente nel tempo. Provi a immaginare… le sue ricerche non dovrebbero più subire la minaccia affannosa del tempo che passa...»
«Dei pericoli della decadenza della mente….»
«Del rischio che le indagini non possano essere concluse….»
«Della fretta che caratterizza ogni essere vivente…. Non le sembra ingiusto che un uomo sudi sangue per arrivare a una certa conoscenza e poi improvvisamente questa, insieme alla coscienza, gli venga tolta allo stesso modo in cui viene tolta all’ultimo, inutile, parassitario, essere umano che nella vita non ha mai combinato nulla?»
Il professore si arrestò colpito da queste riflessioni che erano, sempre più frequentemente, da un po’ di tempo, esattamente le sue.
Ora egli aveva maturato una sorta di rassegnazione al pensiero della senescenza, dovuta alla forza più che alla convinzione, ma sotto sotto ribolliva al pensiero che tutto quel po’ po’ di materia grigia e di scoperte che era riuscito a mettere insieme in una vita di studio, di lì a poco se ne sarebbe svanita entro una bara e sarebbe diventata rinsecchita poltiglia buona per le formiche.
Matwinsky rabbrividì e pronunciò un laconico: «Spiegatevi».
«Non c’è molto da aggiungere. Abbiamo sintetizzato una serie di sostanze che ci rendono capaci diciamo di controllare al 90% l’orologio biologico umano. Vi vengono offerte in cambio di una serie di studi che crediamo solo voi siete in grado di fare e che dovrebbero permetterci di arrivare a un risultato pieno» disse ilprimo.
«Completo» disse il secondo.
Il professor Matwinsky assunse un’espressione derisoria: «Che scherzo è questo? Chi vi manda?»
Il primo individuo sospirò, guardò il secondo poi tirò fuori una carta d’identità.
L’illustre scienziato la aprì: sembrava piuttosto frusta. Lesse qualcosa e poi alzò uno sguardo interrogativo verso i due.
«Quella è la mia carta di identità» disse il primo individuo.
«Non è possibile» sbottò il professore «Stando alla data di nascita che è segnata qui voi dovreste avere centodieci anni»
«Appunto» disse l’altro compiaciuto «A dire il vero non mi sono conservato tanto bene perché le prime sostanze erano poco stabili e presentavano effetti collaterali a volte non troppo piacevoli»
«Ma adesso le cose vanno meglio» precisò il secondo «Io ne ho novantasei e come vede sono piuttosto arzillo»
«Questa è una gigantesca fandonia. Una cosa impossibile, irreale. Non si può invertire il flusso del tempo così, a muzzo» disse seccamente Matwinsky gettando con malagrazia la carta slla scrivania. Il primo individuo la raccolse: «Non si tratta di inversione del flusso del tempo. Si tratta di controllo dell’orologio biologico. È una cosa molto diversa»
«Sì, sì… chiamatela come volete, questa è una cosa pazzesca, imcredibile, fantascientifica...»
«Allora professore che fa? Accetta la nostra proposta? La avverto cheprima di dare una risposta ha diritto a conoscere tutte condizioni e le limitazioni… capisce, non è una cosa da prendere alla leggera...»
«Sono confuso e non credo ancora a tutto questo» replicò acido il professore.
«Veda lei»
«Quanto tempo ho per decidere?» insistette.
«Deve decidere ora, ma prima non vuole ascoltare che cosa succederà in caso di sua risposta affermativa?»
«Sentiamo le condizioni» disse il professore afflosciandosi sulla poltrona dietro la scrivania.
«Dunque, in un momento che concorderemo, potrebbe essere tra qualche anno o tra qualche giorno, dipende da lei, organizzeremo la sua ‘dipartita’»
«Cioè?»
«La faremo morire (è tutta una finta ovviamente) e organizzaeremo il suo funerale, ma la bara sarà vuota. Mentre tutti la piangeranno lei sarà al sicuro in uno dei nostri laboratori per quello che noi chiamiamo ‘il ripristino’»
«Il ripristino» si affrettò a precisare il secondo individuo «Consiste nell’eliminazione delle magagne che il suo fisico – lei non è più giovanissimo e abbiamo consultato la sua cartella clinica – ha maturato nel corso degli anni. Insomma la ringiovaniremo un poco. Dopodiché lei sarà pronto per prendere il suo posto nella nostra struttura. Naturalmente potrà decidere di morire per davvero quando vuole se ritiene esaurito il suo corso o i suoi studi: è una cosa piuttosto facile perché è uno degli effetti collaterali che non riusciamo ancora a controllare»
«Che cosa mi succederebbe?» chiese con un brivido il professore.
«La mancata assunzione delle sostanze che la mantengono a uno stadio vitale efficiente ed in equilibrio, causerebbe una serie di scompensi che la porterebbe quasi subitaneamente  al traguardo… finale»
«Quindi se voglio continuare a vivere devo dipendere da voi...»
«Purtroppo è un aspetto sgradevole ma necessario. Ovviamente visto secondo un’altra prospettiva, lei non dovrà più preoccuparsi di nulla, stabilirà personalmente i suoi ritmi di lavoro, il suoprogramma… è sufficiente che alla fine, non importa in quanto tempo, giunga ai risultati che ci aspettiamo che raggiunga»
«E se questo non dovesse capitare?» chiese sardonico Matwinsky.
«Finora non è mai capitato» sentenziò il primo individuo «Tutti gli scienziati del nostro pool sono talmente contenti della vita che fanno… sono molto stimolati da questa opportunità… una cosa che non capita tutti i giorni a un comune mortale»
«Non faccio fatica a crederlo» disse il professore.
«E la mia famiglia?» chiese Matwinsky.
I due individui risero: «Professore lei non ha famiglia» disse ilprimo.
«Non offriamo questa opportunità a chi ha famiglia. Complica troppo le cose» aggiunse il secondo.
Nello studio calò il silenzio per qualche istante.
«Allora, che cosa decide?» chiese il primo individuo.
Il professore congiunse le mani e chiuse gli occhi. Quel che vide non gli piacque perché di colpo posò le palme sulla scrivania e disse: «Mi dispiace signori ma non accetto la vostra offerta. È allettante non lo nego, ma io non voglio vivere più di quanto mi è dato di vivere. Considero la condizione di questi… mummificati esseri condannati a sgobbare per l’eternità per conto di un’azienda comela vostra una condanna infame e atroce. No, io voglio essere libero e soprattutto voglio sapere che alla fine un giorno tutto finirà per me. O se non finirà sarà quel che sarà.  Mi fa rabbrividire l’idea che voi possiate controllare le vite di tutti gli individui che volete. Non mi pare una prospettiva convincente»
I due si rabbuiarono: «è certo, professore di quanto ha appena detto? Non avrà una seconda possibilità»
«Ne sono certo. E adesso per favore uscite di qua perché mi avete già fatto perdere molto tempo e, come avete acutamente osservato prima, un comune mortale di tempo non ne ha molto»
I due individui ignorarono l’invito ad andarsene: «Ci dispiace che lei abbia fatto questa scelta. D’altra parte lei ora conosce un segreto molto peruicoloso quindi...»
«Che cosa volete farmi? Uccidermi?» chiese sorridendo malignamente il professore.
Il primo estrasse dalla vialigia una bomboletta e gli spruzzò in faccia uno spray verdastro. Improvvisamente Matwinsky si sentì vacillare e mancare il respiro. Poi crollò su se stesso e si abbatté sulla scrivania.
Con calma l’individuo ripose la bomboletta nella borsa. Poi si accostò alla porta, la spalancò violentemente e simulando una terribile eccitazione corse dalla segretaria: «Il professore si è sentito male» strillò «Chiami un’ambulanza».
 
«La simulazione d’infarto è sempre efficace» disse il secondo individuo.
Il primo stava guidando la lussuosa auto nera per una strada che si perdeva tra le montagne: «Sì, è sempre realisticamente efficace» mormorò tra i denti.
«A quest’ora sarà già morto» disse il secondo dopo qualche minuto di silenzio.
«Probabile. Quella tossina distrugge il tessuto cardiaco in poche ore» osservò il primo.
«Peccato che non abbia accettato» disse il secondo sospirando.
«Nessuno è indispensabile. Chi è il numero due nel campo di Matwinsky?»
Il secondo estrasse un elenco pieno di nomi spuntati: «Dovrebbe essere una certa Ranieri. Un’italiana»
«Dovremo andare in Italia, dunque. Mi piace l’Italia» disse il primo.
«Devi cercare di essere più convincente» replicò il secondo con un leggero tono di rimprovero.
«Ho capito subito che Matwinsky non ci sarebbe stato. Troppo orgoglioso» puntualizzò il primo.
«Vabbé prima o poi troveremo la persona giusta. Tanto non abbiamo fretta» ed emise un risolino strozzato che ben presto contagiò in modo irrefrenabile il compare.