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«Allora che ti pare?» chiede Andrea ritirando i remi dagli scalmi del gommone.
«Dio che figata di posto» esclama Sally.
In realtà Sally non si chiama Sally: il suo vero nome è Loretta, ma a lei non piace e così gli altri, in segno di rispetto – e soprattuto per evitare le sue querimonie – da sempre hanno accontentato il suo desiderio e così adesso lei è Sally per tutti. Anche per Andrea.
Sally scende dal canotto non appena lui l’ha fatto arenare sulla spiaggia di rena bianca incoronata di palme e di arbusti verdissimi.
«Non ho mai visto un’acqua così limpida» dice tutta emozionata.
Andrea sorride. Conosce bene l’isolotto, c’è stato con parecchie ragazze e ha alcune caratteristiche adatte alla bisogna: è romantico, è solitario, è un panorama da urlo. Tutti ingredienti indispensabili per far cadere nella rete la preda.
«Mettiamo qua gli asciugamani poi facciamo il bagno. Il bagno più bello dell’estate» fa lui con intenzione.
Lei posa la sua borsa sul telo da spiaggia poi si siede sul bagnasciuga rannicchiata, volta verso il mare, mosso appena da minuscole ondine che rotolano nella sabbia splendente. Comprensivo, Andrea le si siede vicino, mettendole una mano sulla spalla e appoggiando la testa su di lei.
Sally sussulta appena, colta di sorpresa e lo guarda allarmata.
«Su quella collina di sabbia ci deve essere un panorama bellissimo» dice indicando una duna che si leva poco lontano.
Andrea sorride: «Ti va di andare fin lassù? Fa caldo...»
«Mi piacerebbe tantissimo» cinguetta lei.
I due si alzano, si liberano delle ciabatte che si riempiono di sabbia e, a piedi nudi, prendono il viottolo che sale alla duna.
In cima la vista è mozzafiato: Cala Sabina si rivela in tutta la sua mezzaluna di smeraldo marino in una limpidezza così tersa da non far distinguere dove termina l’acqua e comincia il cielo.
Mentre guardano il panorama lui la prende per la vita. Lei si divincola: «Scemo che fai?» urletta con finto stupore.
Lui la tira a sé e la bacia con trasporto.
Sally si lascia andare mentre sente un empito di commozione che le sale su per la schiena e termina il bacio con un morso alle labbra di lui.
«Ahia» strilla lui allontanandosi di colpo: «Ma che fai?»
«Sono una tigre mordicchiosa» fa lei gutturale passandogli sulla guancia un’unghia laccata nera di due o tre centimetri.
Lui sorride: «Ho capito. Allora io sono il cacciatore che insidia la tigre nella foresta»
Sally scoppia a ridere e comincia a correre giù dalla duna verso il boschetto.
«Aiuto. Mi cacciano» strilla come un’oca la ragazza mentre Andrea si muove goffo come se fosse un vecchio ingombrato da un fucile gigantesco: «Vieni qua, tigrotta. Ti prendo, ti prendo»
Quando la raggiunge lei cade sulla sabbia e Andrea ratto le è sopra, fissandole i pugni sul terreno.
«Lasciami, lasciami» strilla lei, ridendo.
«Non voglio essere graffiato» ribatte lui, facendo un po’ più di forza.
Mentre si agitano, lei per cercare di liberarsi lui per immobilizzarla a terra, i loro corpi si sfiorano in una danza che diventa via via più languida, finché si fermano a baciarsi a lungo e appassionatamente sotto il sole del meriggio infocato.
Dopo un lungo tempo nel quale i due si fissano con ardore senza dire nulla, Sally improvvisamente si mette a sedere: «Ho caldo. Facciamo il bagno?»
Andrea strizza un po’ il naso poi, paziente si alza e la aiuta a sollevarsi da terra. Appena in piedi lei viene colta da una vertigine e si aggrappa a lui, che la guarda preoccupato: «Che c’è? Non stai bene?»
«No, no… mi è venuto un capogiro… mi capita quando mi alzo dopo che ho preso il sole… Andiamo solo un momento all’ombra...»
Andrea la sostiene fin al limitare del piccolo palmeto. Si siedono sotto il ciuffo di una pianta maestosa piena di caschi di datteri.
«Ecco adesso va meglio» fa lei. Lui sta zitto e la guarda ansioso.
Sally si stende con la testa sulle cosce di lui e gli guarda il petto da sotto: studia i pettorali prominenti e poi dice ridendo: «Dio che tette che hai. Sembri quasi una femmina»
Il sorriso muore sulle labbra di Andrea. Diamine: passa giornate intere in palestra a sudare per curare il pettorale scolpito e quella stronza adesso gli dice che sembra una tetta da femmina? Non gli pare una cosa bella. Mentre studia che cosa risponderle per farla stare al suo posto e al tempo stesso non sembrare troppo cafone lei si alza e corre verso l’acqua: «Dài facciamo il bagno. L’ultimo che arriva è un frocio»
Andrea balza in piedi e comincia a correre verso le onde. Arrivano insieme e si tuffano in quel fresco lucore diafano.
Andrea nuota splendidamente, con bracciate composte e vigorose e lei ne ammira la silhouette lucida e sinuosa.
«Non hai neanche un pelo sul petto» gli  dice.
«Qualcuno qui sotto l’ombelico...» fa lui con intenzione mostrandole una lieve linea di peluria scura sul ventre.
Lei arrossisce: «Hai una pelle bellissima» mormora.
Andrea si tuffa sott’acqua, le gira intorno come uno squalo poi le finisce dietro e le slaccia il reggiseno.
«Cretino che fai?» strilla lei tenendosi premuto sul petto il pezzo di costume sul davanti.
«Eddài, qui non c’è nessuno» protesta lui ridendo, poi con un guizzo va sott’acqua ed emerge con i suoi calzoncini da bagno in mano. Con un gesto plateale fa roteare e li getta sulla spiaggia, poi la guarda con aria di sfida.
Sally adesso è nervosa. Lui si avvicina e lei si scosta un poco.
«Tranquilla, amore. Lasciati andare. Non c’è nessuno qui. Togliti il costume. È fantastico fare il bagno nudi»
Con lo sguardo in tralice Sally guarda sott’acqua e intravvede la forma soda del bacino di Andrea e il trapezio scuro sul pube. Non sa bene che fare, poi decide di fidarsi, così anche lei si immerge, si sfila il reggipetto e le mutandine e butta tutto sulla spiaggia.
Andrea ulula di piacere e nuota felice verso di lei.
I due si abbracciano in acqua e si baciano, si sfiorano…
«Ehi, ragazzi, che fate?» tuona una voce dalla spiaggia.
I due si voltano e vedono un omone che gesticola.
Sally diventa di brace mentre Andrea è seccatissimo: «Che vuoi, guardone?» gli tira dietro.
Quello non sorride affatto: «Ehi, giovanotto vacci piano. Vieni fuori, rivestiti e dai il costume alla tua ragazza» gli ordina.
Andrea furibondo esce nudo dall’acqua coprendosi il pube, si infila in fretta i calzoncini, getta il costume  a Sally e poi va deciso verso l’omone: «Chi cazzo sei a dare ordini?» urla, standogli un poco distante.
Quello, per nulla impressionato tira fuori un distintivo: «Polizia municipale costiera. Questa non è una spiaggia per nudisti. Vi siete messi nei guai» dice, tirando fuori un blocchetto.
Andrea impallidisce: «Oh. Ma io non credevo… non sapevo...» comincia a balbettare. Intanto arriva Sally: «Che c’è? Che vuole ‘sto imbecille?» dice.
Andrea alza gli occhi al cielo: «È una guardia amore. Ci ha detto che qui non si può… ehm... stare senza costume»
«Te l’avevo detto io» strilla lei isterica «Non dovevi fare il bagno nudo. Io non l’avrei fatto se non l’avessi fatto tu»
«Sia come sia» dice l’omone, «fatto sta che eravate senza costume e qui non si può Comunque siete fortunati, vi prendete solo una multa»
«Solo una multa?» strilla Sally «Mia madre mi uccide se sa che ero… così... con lui» poi comincia a singhiozzare: «Senta, non si può… per questa volta…. In fondo qui non c’era nessuno e noi non sapevamo… non abbiamo fatto niente di male… faremo più attenzione… non lo faremo più… solo per questa volta...»
L’altro impassibile continua a scrivere: «MI date i vostri nomi?»
«La prego. Siamo senza un quattrino… se nostri vengono a saperlo… e se devono anche pagare una multa...» dice Andrea con una punta di stizza nella voce.
Sally scoppia a piangere, d’un pianto isterico, singhiozzando senza requie.
L’omone dapprima è infastidito poi guarda di sottecchi quella fiumana di lacrime e alla fine dice: «Fatemi il piacere, sparite di qui e non fatevi beccare un’altra volta. Siete fortunati che oggi non c’è anima viva, ma se vi pesco di nuovo...»
«Grazie signor vigile» fa Andrea dirigendosi verso il gommone. «Guardi ce ne andiamo subito»
«Grazie. Grazie mille» ripete Sally, stridula mentre salta sul gommone dopo aver raccattato borsa e teli.
«Via, sciò» fa l’omone stracciando il verbale che stava compilando.
Quando sono abbastanza lontani dalla spiaggia Andrea fa il dito medio verso il vigile in borghese voltato di spalle che si sta allontanando: «Va a cagare stronzo» sbotta stizzito.
Quel coglione gli ha rovinato tutto: il pomeriggio, la trombata che aveva in testa e il buon umore.
Sally guarda la linea dell’orizzonte sulla quale comincia appena la velatura del tramonto e sospira.
«Comunque Cala Sabina è meravigliosa» dice.
«Capirai» smozzica Andrea e continua a schiaffeggiare il mare con i remi del canotto.