Libri in progress

Variazioni su un Requiem

 

0/40000 parole. 0% fatto!

C'era una volta la spiaggia

 

5600/28000 parole. 20% fatto!

L'isola della crescita 1 (saggio)

 

62000/62000 parole.100% fatto!

Il castello dell'Ordine Teutonico

 

54392/54392 parole. 100% fatto!

Newsletter

I miei libri

Normalist - i giorni della normalità

Elias diventa il granello che inceppa il meccanismo Normalista?

 

 

Normalist - La fuga

Dove si nasconde Elias?

 

 

Normalist - Una settimana decisiva

Il GENCOD nasconde molti segreti...

 

 

Fase Quattro

Fase Quattro è una raccolta di venti testi poetici in cui esistenza, natura e Idea si incontrano
e-book

Il Teatro dei Pensieri

Una strana Accademia, un Teatro nascosto, gli incredibili poteri della memoria. Una storia mozzafiato.

e-book

Il mio nome è strano

Un nome strano non aiuta ad affrontare le difficoltà della vita. Una storia divertente e stralunata.

paper

Il Ballo delle piume

Mancano pochi giorni al ballo delle Piume e Leo non ha ancora una ragazza con cui andare...

paper

Thanatos, Athanatos

La fine della vita può essere una straordinaria avventura. Verità e rimpianti si contendono l'ultimo istante.

e-book

Il Volo delle Api Bianche

Anno 1212. Ventimila bambini in viaggio per una crociata senza armi a Gerusalemme.

e-book

La banda degli Scherzi

Un vecchio diario ritrovato nello scantinato della palestra. Una musica che nasconde un segreto prezioso.

paper

Goodreads

Il Museo delle Idee 

Saturday, June 11, 2016 11:29:00 AM

Rose senza spine 

Friday, May 06, 2016 10:08:00 AM
Nella terza parte dei Pensieri sull'arte poetica, pubblicati in forma di articoli saggistici nel 1897, (seconda parte del colloquio tra poeta e fanciullino) Pascoli si interroga su una questione di fondo. Qual è il fine della poesia? Perché l'uomo, a un certo punto della sua vita si mette a fruire o a comporre poesia?
La prima considerazione ch'egli fa è che la poesia non ha un fine utilitaristico immediato. Non deve averlo. La natura del fanciullino è tale che egli è sempre distratto da qualcosa di nuovo, non persevera, non si ferma a ragionare, aborre la consuetudine. Parimenti chi è contagiato da questa innata curiosità sembra bamboleggiare, sembra incantato a oasservare cose ed eventi di poco conto su cui il 'savio', il 'gestore', non fa alcun affidamento. Qui c'è la prima grande rottura tra uno stile di vita basato sul logos e quello basato sul mythos. Non ci può essere intesa tra i poeti e i costruttori di realtà - quelli materiali, s'intende - perché è proprio diverso il modo in cui queste due categorie affrontano il mondo e la concatenazione degli eventi che lo guidano.
Dunque, se la poesia non porta alcun beneficio o vantaggio di tipo materiale, a che cosa serve?
Serve a 'dilettare'. Sotto questa parola, Pascoli intravvede alcuni archetipi comportamentali molto importanti che costituiscono la base del saper comprendere poetico.
Anzitutto diletto è la capacità BASTEVOLE di gioire davanti ai fiori colti sul sentiero o nelle crepe del muro. L'idea della semplicità d'animo non è nuova, ma assume qui un colore psicologico tutto particolare se contestualizzata alla fine dell'ottocento. L'oggetto più ambito del lavoro umano, l'utile, destinato al sostentamento è desiderato ma non amato. La seriosità non allieta nessuno. Non c'è attrattiva in una vita proiettata esclusivamente - e razionalmente - al proprio sostentamento
Fatta questa premessa, il massimo della poesia sta nella celebrazione dell'intimità familiare, nelle piccole cose, nelle quasi invisibili emozioni domestiche. Attenzione: della quotidianità, alla poesia non interessa nulla riguardo ciò che concerne la materialità della vita. Essa è invece proiettata alla fruizione di un'umanità che si realizza nelle relazioni: in altre parole la poesia canta l'humanitas e si contrappone alla retorica della cultura celebrativa delle virtù sociali. Di qua sta il freddo e l'insensibilità, di sta la vita. Una vita che ha un suo compimento: l'immagine usata da Pascoli per definire il premio destinato al poeta è quella della rosa. Che cosa porta la poesia? Porta rose senza più spine, letizia allo stato puro, godimento sommesso e trepido di ciò che di più grande abbiamo, la nostra humanitas, appunto.
Ben venga dunque il fanciullino che butta all'aria i nostri sistemi di valori: dobbiamo imparare - secondo Pascoli - dalla poesia un modo più disinteressato e umano di attendere a tutte le cose della vita, se vogliamo coglierne l'essenza nel suo centro più profondo.

La novità della poesia 

Monday, April 25, 2016 11:23:00 AM
Nella prima parte del colloquio a tu per tu con il fanciullino - ricordo che stiamo sempre esaminando il testo Pensieri sull'arte poetica di Pascoli, edito nel 1897 - si riprende l'immagine della poesia come un fanciullo che "ragiona a modo suo e dice le cose comuni, sublimi, chiare e inaspettate". Viene ribadito il concetto che esiste un'immediatezza del testo poetico che attraverso un'opera di semplificazione, di purificazione, di raffinazione, diventa in grado di esprimere grandi verità. Si intravvede in queste parole la polemica che verrà innestata subito dopo contro chi osteggia questo lavoro di poesia, i cosiddetti poetastri,  che, non riuscendo nella magistrale opera di semplificazione orpellano e complicano le cose: Pascoli li chiama i pedanti e li contrappone agli innovatori che fanno della forza della loro giovinezza l'unico argomento plausibile, per quanto inaccettabile.
Perché questa battaglia? Che cosa porta una visione diretta, semplice e ispirata del ragionare poetico? Pascoli ci arriva per gradi: anzitutto sfata l'equazione: infantile = semplice. Cerca di stanare lo spirito profondo della poesia contestando la conclamata irragionevolezza dell'immediatezza. No, non gli basta sapere che il fanciullo-poeta sa dire cose sublimi in virtù dell'assenza di ragione. Ci deve essere qualcos'altro, di più profondo, di più importante che forse odora di irragionevolezza ma non è affatto irragionevole. D'un tratto arriva la soluzione: lo spirito profondo del poeta consiste nel vedere tutto come la prima volta, tutto come nuovo. L'uovo di colombo: ecco perché la poesia antica è così efficace. Il senso di meraviglioso che emana nasce dal fatto che essa considerava tutto come visto per la prima volta. Per questo motivo ponderava le parole e le parole venivano usate quasi in un senso iniziatico: il discorso - in senso semantico - non era generico, bensì ogni parola diventava straordinariamente significante perché era in presenza di un mondo novello. Tale ruolo deve conservare la poesia nel mondo moderno: insegnare a vedere con occhi nuovi ogni evento, ogni fatto, ogni esperienza, ogni oggetto. Si giunge così a una singolare aporia: tutto è nuovo nella poesia ma essa parte e fa parte di qualcosa di antichissimo. Ecco spiegato perché la poesia permette di giungere alla semplicità della visione. In quanto fattore primitivo pesca dal futuro gli elementi che costituiscono quasi la culla del mondo, cioè gli aspetti più significativi e più fondanti che tendono a una impareggiabile semplicità. Si capisce così la necessità per l'uomo adulto, il poeta inteso come persona fisica, di mantenere un filo diretto aperto con questa istanza così antica e così proiettata verso il futuro. Solo in tale ambito si giungerà a una visione piena, comprensibile e viva del mondo e della vita.

L'immediatezza della poesia 

Saturday, April 16, 2016 4:26:00 AM
Continuando la nostra analisi relativa ai Pensieri sull'arte poetica, editi nel 1897, una delle caratteristiche dell'arte poetica, secondo Pascoli, è la sua capacità di "trasportarci nell'abisso della verità senza farci scendere a uno a uno dei gradini del pensiero". L'immediatezza della poesia, intesa in senso etimologico come 'assenza di mediazioni' va dunque intesa come la capacità di far arrivare a una consapevolezza più piena senza ricorrere al ragionamento. L'idea che la poesia sia 'epifanica' è in realtà un'idea antica, ma Pascoli la arricchisce associandola all'immagine dell'infanzia. Si interroga come questo sia possibile: la risposta è che la poesia dice in modo schietto e semplice cose che vede e sente in un modo limpido.Tale modo di procedere nella conoscenza del mondo è secondo il poeta - e secondo le conoscenze del tempo - tipico dell'infanzia.  L'infanzia è l'occhio limpido della psiche umana, libero da orpelli e convenzioni in grado di scrutare nei significati delle cose senza passare attraverso  una conoscenza condizionata dalle convenzioni, una conoscenza non naturale, segnata dall'artificialità. Questa antipatia per la convenzione e l'artificiale in arte poetica è ben delineata nel passo in cui egli esorta a non confondere il linguaggio della poesia con quello dell'orazione. Riprendendo l'idea che la tecnica oratoria sia un sofisma artificiale connesso con la volontà di modificare l'aspetto vero delle cose per ottenere uno scopo - ad esempio modificare le opinioni o il comportamento di chi ascolta - Pascoli critica i poeti cerebrali che "ingrandiscono e impiccoliscono ciò che loro piaccia", che usano le parole non per 'indicare' bensì per 'dipingere'.
Insomma la poesia artificiale, cervellotica opera un'interpretazione della realtà che va verso l'estraneità dell'uomo e all'uomo. Il fanciullino invece, ossia il poeta vero che è in noi, dice quello che vede, come lo vede.
Ecco svelata l'origine dell'immediatezza: via la mediazione della ragione, la spontaneità artistica afferra il reale e lo presenta com'è: questo violento contatto provoca l'epifania, ossia la subitanea presa di consapevolezza di come stanno le cose. L'intuizione folgorante veicolata dalla tecnica dello svelamento ha il potere di aggirare la ragione e consente all'uomo di penetrare l'essenza senza essere abbagliati dal finto potere della razionalità.
Il risultato di tutta questa semplificazione è il tripudio naturale, è il trionfo dell'ingenuità, è il raggiungimento di una natività del linguaggio in grado di toccare le corde più intime e più profonde dell'essere umano.

Contrasti e temperamento 

Friday, April 08, 2016 11:08:00 AM
Una pagina particolarmente interessante dei "Pensieri sull'arte poetica" di Pascoli (1897) è quella in cui si evidenziano i contrasti dell'arte poetica. Lungi dal vedere in essa la manifestazione di chissà quale potenza ispirativa egli afferma che i segni dell'esistenza della poesia sono semplici e umili. Vediamo quali sono.
Al buio la poesia  - il fanciullino - ha paura, alla luce sogna; piange e ride senza perché; davanti alla morte ci fa commuovere, nell'allegria ci frena. Insomma rende tollerabile la felicità e la sventura temperandole d'amaro e di dolce. Fa umano l'amore rendendolo elemento di contatto e di vicinanza, fa perdere tempo quando abbiamo fretta, è compagnia nella solitudine; il nome a tutte le cose e scopre relazioni e somiglianze ingegnose tra tutto quanto ci circonda. Tutte queste operazioni sono guidate dallo stupore e dalla curiosità
La poesia sembra dunque essere, tra tutti questi contrastiil temperamento che consolida la personalità dell'uomo, sempre tesa come un arco entro una dualità contrastante: da un lato l'uomo  come dovrebbe essere - o come a lui è richiesto che sia - e che va mostrato, dall'altro lo 'spirito naturale', ciò che noi siamo veramente, che va tenuto nascosto.
Ora, Pascoli si interroga e scopre che l'umanità come civiltà tende al generale, la poesia tende invece al particolare. Dove sta il vero sentire delle cose? Sta in una visione artefatta, finta, aspra, triste, in poche parole sta nel non voler essere come si è, o piuttosto si trova scendendo nella semplicità, nella quotidianità, quasi nella banalità di cose che sono - a dirla come Sbarbaro - semplicemente quello che sono?
Il fanciullino che è in noi tende indubbiamente a questo secondo modo di affrontare la realtà. Nell'osservare con stupore pioppi, pettirossi e siepi, lo spirito veramente libero, influenzato e rafforzato dall'ardire poetico "RICONOSCE sempre in essi ciò che vide una volta". 
Cade perciò il cipiglio fiero dell'intellettuale che deve sempre generalizzare, perdendo così la capacità di godere  delle emozioni - pensiamo a tanta cultura accademica e metodi di insegnamento che anatomizzano il testo poetico e lo uccidono sacrificandolo a una totale estraneità all'esperienza vitale del lettore - cade l'indifferenza di chi conteggia solo assiduamente le cose - verrebbe da riferirsi all'industria della cultura che maneggia sempre più numeri e sempre meno significati - e si rientra in una dimensione di magnificenza della poesia che viene così resa viva, significante, stimolante e gioiosamente spensierata. Un invito da meditare.

È per tutti la poesia? 

Tuesday, March 22, 2016 3:49:00 PM
C'è in tutti l'arte poetica? O meglio è per tutti l'arte poetica?
Pascoli sembra chiederselo subito, ad apertura delle sue riflessioni del 1897. La domanda non appare retorica, ma egli la risolve con una risposta sbrigativa: se anche ci fosse qualcuno che non partecipa di tale dono di natura, costui sembrerebbe dominato dalla miseria e dalla solitudine. Effetti dell'assenza di poesia dunque sarebbero povertà e assenza di relazioni.
Perché tanta recisione nella risposta? Perché secondo Pascoli la poesia formerebbe una sorta di 'incavo' interno attraverso il quale risuonano le voci degli altri uomini. Uno strumento di comunicazione che penetra indirettamente, che risuona nell'animo umano e che mette in corrispondenza la propria anima con quella degli altri
Le caratteristiche di tale corrispondenza sono bidirezionali: tanto riverbera la poesia in entrata quanto in uscita per comunicare con il resto dell'umanità. Al di fuori della relazione che si instaura tramite la poesia v'è solo una relazione d'utilità o di bisogno:  una relazione basata su regole - vengono chiamate "leggi" dall'autore - che sono in realtà delle catene. Quando si portano delle catene si è o schiavi o ribelli, non uomini: tutti coloro che pensano di poter fare a meno della magica voce del fanciullino che sta dentro di loro sono in  realtà schiavi o ribelli della ragione perché vanno l'uno contro l'altro armati.
Chi vive nella poesia, o meglio dando ascolto alla poesia aggiunge una dimensione emotiva fondante per la convivenza civile, in quanto quella parte così negletta - la parte poetica appunto - fa sì che tutti si cerchino, si corrano incontro e si amino. 
Il valore terapeutico del fare poetico diventa chiarissimo: con lo stabilirsi di un ponte comunicativo alimentato dalla fantasia, l'umanità riesce a raggiungere in profondità la propria interiorità e riesce a superare tutti i fattori di divisione.
Arricchendo la dimensione esistenziale con una visione immaginativa, il pensiero riesce ad elevarsi e a portare l'individuo ad un livello più alto di consapevolezza e di scambio. In questo senso la poesia diventa una dimensione particolare dell'esperienza che supera la grettezza in cui naturalmente ricadono tutti coloro che considerano la quotidianità come inevitabile e ineluttabile.
Il potere liberatorio della poesia viene dunque affermato come essenziale non solo per l'espressione di sé ma anche e soprattutto per il valore sociale che ha quando venga considerato così com'è, senza nessun altro intento o fine estraneo al realizzarsi della poesia stessa.

Riflessioni sull'Arte poetica 

Sunday, March 06, 2016 3:54:00 AM
Che cos'è l'arte poetica? Nel 1897, in occasione di una serie di articoli scritti per la rivista "Il Marzocco", Pascoli ha tentato una prima risposta a questa domanda, risposta che poi è stata ampliata e rielaborata una decina di anni più tardi nel celeberrimo testo intitolato "Il fanciullino". Secondo lui esiste uno sdoppiamento nella personalità umana, divisa tra essere adulti e permanenza dell'infanzia. Questa scissione non è nuova: già Shelley, ad esempio, nel suo "A defense of a poetry" datato nel 1821, afferma che la vita mentale dell'uomo naviga tra ragione e immaginazione, e attribuisce la facoltà poetica all'immaginazione, in grado di conservare vivezza e plasticità ai pensieri umani. Anche nella visione di Pascoli l'aspetto poetico è rappresentato da un fanciullo interiore che conserva in freschezza, desiderio di purezza, spontaneità, vigore. Tutto questo si contrappone alla noia e alla pesantezza della vita 'realistica', quotidiana, adulta, razionale, capace di soffocare ogni empito di creatività dentro i suoi gravami regolativi.
Nella fanciullezza, personalità  - io cosciente, diremmo oggi, o 'io della realtà' - e fanciullino convivevano bene, poi le cose, a partire dall'adolescenza - si sono ingarbugliate.
Da adulti trasciniamo il nostro io come fosse malato, silenzioso, triste: per fortuna dentro di noi rimane questo fanciullo che di tratto in tratto fa udire la sua voce, la voce della poesia e ci restituisce un po' di gioia, di stupore
In questa visione la poesia ha una sua funzione ben precisa: tonifica e conferisce nuovamente vita alla nostra vita ch'è morta. La poesia dunque è rivitalizzante, tende a costituire un terreno privato e interiore nel quale ci si coltiva per non soffocare e soccombere alla gravezza della quotidianità
Questa idea ha un corollario importante: se è vero che sussiste questa scissione interiore in conseguenza della quale v'è la lotta dei due movimenti interni sopra descritti, ne consegue che l'immaginazione, qui rappresentata dall'arte poetica, ha una propria esistenza che è indipendente da quella mentale concreta fatta di presenza a se stessi e di razionalità. Tale vita non si può controllare, ha sue regole, sue leggi e di solito cozza con la realtà. Quanto è composto un uomo razionale, tanto è scomposto il suo fanciullino interiore, quanto è rassegnata la ragione, tanto, al contrario, è entusiasta e desiderosa di 'meraviglia' l'aspirazione poetica.
Da tali risorse scaturisce dunque la sorgente poetica: il canto che ne esce - più avanti il fanciullino è definito 'musico' - è continuo e miracoloso, non ha mai fine e contribuisce a stimolare l'uomo nel suo percorso di scoperta stupefatta del mondo.

Videolezione su Montale 

Friday, January 22, 2016 2:26:00 PM

Videolezione su Montale - Meriggiare pallido e assorto - Progetto ARMuseum;


Sotto questa stella 

Friday, December 25, 2015 3:20:00 AM

In vendita "Sotto questa stella", dieci racconti di Natale come istanti da catturare.
Il progetto che sottende a questo libretto è nato riflettendo sull'importanza che hanno alcune fuggevoli impressioni 'provate' in momenti particolari della propria esistenza. Si presentano alle soglie della coscienza e si dissolvono in fretta, lasciando un segno minuto che però penetra in profondità.
Sono sensazioni, pensieri volatili, immaginazioni, pre-visioni (ossia formazione subitanea di visioni vaporose, fluide che precedono idee più consistenti) quasi mai annunciate desiderate. Sono regali o offese che arrivano inaspettati, da accogliere con curiosità e stupore.
Posseggono l'acutezza di uno stiletto, la forza di un èmpito, la struggente dedicazione e la cristallina purezza dei desideri, a volte, così come qualche cruda verità su noi stessi che tentiamo di nasconderci o qualche percezione nostalgica di ciò che eravamo o che abbiamo immaginato o aspirato d'essere.
Queste minuscole epifanie, così come i racconti da esse generati vanno prese così come sono e non bisogna stupirsi se dipingono l'immagine di un Natale un po' fuori dal consueto.
Di sicuro tracciano l'itinerario di un tranquillo viaggio nel quotidiano con solo qualche minuscolo sussulto che sfocia in suggerimento o, speriamo, sorriso.

Puoi acquistare Sotto questa stella presso il negozio di Street Lib oppure presso Amazon

Videolezione su Pascoli 

Wednesday, December 02, 2015 4:44:00 PM

Videolezione su G. Pascoli - Il gelsomino notturno - Progetto ARMuseum

Page 2 of 4 << < 1 2 3 4 > >>