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I miei libri

Normalist - i giorni della normalità

Elias diventa il granello che inceppa il meccanismo Normalista?

 

 

Normalist - La fuga

Dove si nasconde Elias?

 

 

Normalist - Una settimana decisiva

Il GENCOD nasconde molti segreti...

 

 

Fase Quattro

Fase Quattro è una raccolta di venti testi poetici in cui esistenza, natura e Idea si incontrano
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Il Teatro dei Pensieri

Una strana Accademia, un Teatro nascosto, gli incredibili poteri della memoria. Una storia mozzafiato.

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Il mio nome è strano

Un nome strano non aiuta ad affrontare le difficoltà della vita. Una storia divertente e stralunata.

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Il Ballo delle piume

Mancano pochi giorni al ballo delle Piume e Leo non ha ancora una ragazza con cui andare...

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Thanatos, Athanatos

La fine della vita può essere una straordinaria avventura. Verità e rimpianti si contendono l'ultimo istante.

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Il Volo delle Api Bianche

Anno 1212. Ventimila bambini in viaggio per una crociata senza armi a Gerusalemme.

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La banda degli Scherzi

Un vecchio diario ritrovato nello scantinato della palestra. Una musica che nasconde un segreto prezioso.

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Il fascino discreto dei personaggi 

Monday, September 29, 2014 8:26:00 AM

Inventare un personaggio è una delle esperienze più affascinanti della scrittura. Il problema è che i lettori, in genere vedono solo la faccia pubblica del personaggio, ossia tutti i dettagli che sono stati scelti per renderlo vivo all'interno di una scrittura. Ebbene per una volta è possibile dare una sbirciata dietro le quinte: nel blog Menmocrati c'è la possibilità di seguire come nasce un personaggio, quali strumenti è possibile utilizzare per crearlo a 'tutto tondo' e quale storia (di solito travagliata) vive un protagonista prima di approdare al mondo dei lettori. Il romanzo sul quale si sta sviluppando questo blog che, per certi versi è una vera propria 'scuola di scrittura' è l'ultimo che ho pubblicato, Il Teatro dei Pensieri. In particolare trattano della questione dei personaggi due articoli del blog: quello che potete leggere facendo click qui e quello che potrete leggere presto sulle vicissitudini cui si sottopongono i personaggi quando vengono 'immessi' a viva forza in una storia. Buon divertimento!

Una settimana decisiva 

Wednesday, September 17, 2014 3:02:00 PM

"Una settimana decisiva" è il titolo (provvisorio) dell'ultimo libro che sto scrivendo. La vicenda è centrata intorno alle avventure/disavventure di Elias, un ragazzo che vive in una futura società dominata da una corrente di pensiero che si chiama 'normalismo'. Gli capiteranno un po' di vicissitudini che gli faranno capire come l'idea dominante della società sia in realtà molto discutibile. Sarà insomma un libro di  azione e di riflessione su un tema molto attuale e 'caldo'.  Come si può seguire nel contatore della colonna sinistra, la lavorazione è giunta circa a metà.

Dove va la scrittura? 

Tuesday, September 16, 2014 3:38:00 PM

Sempre più credo che la scrittura vada dove vuole. Abbiamo, grazie a Dio, passato la fase nella quale tutto era subordinato alle leggi di mercato. Erano i grandi blocchi editoriali che dettavano le leggi e stabilivano che cosa si poteva scrivere e che cosa no. Naturalmente era una dittatura di velluto: semplicemente non si poteva pubblicare niente che non fosse in linea con quanto decretato dagli uffici marketing. E questo anche a scapito di coraggiosi redattori che cercavano cose nuove e facevano proposte. Regolarmente bocciate, spesso neanche per cattiva intenzione. Il problema era reggere il carrozzone con prodotti di sicura vendita.

Oggi non è più così, per fortuna. Siamo ovviamente agli inizi, ma ciò che si intravvede spulciando i negozi on-line associati a qualche piattaforma di autopubblicazione, è una fioritura incredibile di novità. Certo, non tutto è appetibile e accanto alle opere bellissime ci sono anche quelle inutili. Ma c'è di nuovo aria, c'è di nuovo desiderio di sperimentazione e di novità. E chi ama le idee e la cultura, non può che esserne felice.

Cambia Menti 

Tuesday, September 16, 2014 3:31:00 PM

Nell'insegnamento occorre un profondo cambiamento di prospettiva per fare un salto di qualità che ci consenta di interpretare una didattica non al rimorchio dei mutamenti che stiamo vivendo (non essere cioè il tender di una locomotiva che si aggrappa disperatamente al trainante cercando di non sganciarsi) bensì interprete e stimolo critico. Se è vero che ogni media performa la sintassi mentale dei suoi fruitori, oltre che esserne originato, allora c'è una duplice alternativa che si presenta a noi come educatori:

Strategia correttiva L'insegnamento deve correggere le problematiche che le novità comportano. Molti pensano che l'utilizzo dei sistemi mediatici comporti la destrutturazione di abilità di base, l'atrofizzazione progressiva di operazioni cognitive.... in realtà si ha la sensazione che uscendo dalla prospettiva di un modello di sapere da acquisirsi in modo tradizionalmente curricolare, l'unico rischio che si corre è quello descritto da Augier con il concetto di oligarchia planetaria (il riferimento è di tipo politico: “Il rischio: è quello di una disuguaglianza inimmaginabile oggi, perché riguarda sopratutto la conoscenza, tra quelli che saranno alla punta del sapere e quelli chiusi in una permanenza del non sapere”.

Strategia di anticipazione Se vogliamo prendere coscienza del nuovo che cresce, dobbiamo affermare con forza che occorre un cambiamento di rotta e che una didattica basata su vaghi criteri di merito, di ritorno al rigore e di misurazione oggettiva di saperi che non servono più a nessuno ecc. oggi non solo è del tutto fuori luogo ma è anzi nociva per più di una ragione, non solo intrinsecamente didattica ma financo sociale. Occorre assumere una prospettiva diversa, mettendo in discussione alcune basi di fondo del nostro pensare e quindi del nostro operare.

La prima necessità è l'elaborazione di un nuovo modello di sapere (non nel senso dei contenuti) che abbia alcune caratteristiche ben precise:
- ipertestuale/frammentato invece di sequenziale/strutturato
- funzionalizzato invece di strumentale
- decurricolarizzato invece di curricolarizzato
- cognitivizzato invece di strutturale (es della grammatica cognitiva)
- inferenziale invece di sillogistico
- con valenze concrete invece che esclusivamente teorico

La seconda è la progettazione di un nuovo modello di apprendimento che tenga conto di:
- tempi brevi
- procedure di conferma
- schematizzazione spaziale

Insomma, una nuova stagione di ricerca didattica che vada nel senso della comprensione precisa di quei cambiamenti sopra esposti e si apra a una prospettiva autenticamente cognitivista, quella cioè che ragiona sui processi retrostanti alle operazioni cognitive.

Perché pubblicare in digitale? 

Tuesday, September 16, 2014 3:29:00 PM

Perché pubblicare in digitale? Il self-publishing è una via da tentare? Narcissus Stories ha pubblicato un mio intervento nel quale spiego le ragioni che mi hanno spinto a provare questa nuova soluzione. Un ringraziamento agli amici di Narcissus che lavorano sempre splendidamente.

L'illusione del controllo 

Friday, September 12, 2014 4:25:00 AM
Storicamente la burocrazia nasce e si sviluppa quando un'istituzione vuole imporre una forma di controllo sui processi e sulle procedure che caratterizzano il suo funzionamento. In quest'ottica due sono le parole nemiche della burocrazia: approssimazione e improvvisazione. Nella mentalità burocratica tutto deve essere vagliato, previsto e sottoposto a norma; in altre parole descritto e ottimizzato.
Questa mentalità ha un corrispettivo di tipo 'economico': si accompagna infatti alla cultura dell'impresa, in quell'area dell'organizzazione del lavoro che vede nella suddivisione del processo e nella specializzazione dei compiti la panacea per raggiungere livelli di produzione concorrenziali e a basso costo, indipendentemente dagli effetti che tale organizzazione ha sui destinatari finali, cioè gli attori materiali del processo produttivo.
Con la burocrazia e l'organizzazione aziendale di tipo rigido, dunque, le 'aree grigie' delle procedure, ossia quelle che per loro natura tendono a svilupparsi all'insegna del 'non normato', vengono sempre più limitate fino a giungere all'annullamento.
La mania dilagante del controllo che nell'organizzazione moderna dei processi di produzione ha dato origine alle pratiche aziendali delle certificazioni di qualità e nell'organizzazione della vita sociale è diventata burocrazia, pian piano e surrettiziamente è penetrata in molti ambiti e ha influenzato in modo consistente anche campi nei quali la realtà organizzativa richiede parametri e culture completamente diverse: pensiamo ad esempio l'ambito educativo e più specificamente quello scolastico.
A ben guardare, già dall'ideazione dei progetti di potenziamento cognitivo strutturati e graduati (pensiamo ad esempio ai molti laboratori cognitivi sorti nelle scuole per ovviare al problema del recupero degli alunni svantaggiati) fino ad arrivare all'ultima idea di curricolo, si può notare che l'ideologia di fondo soggiacente a tutto il fenomeno sia il fatto che noi possiamo effettivamente esercitare un controllo efficace sul processo di apprendimento e più in generale sul processo educativo.
Ecco dunque nascere percorsi strutturati per fasce d'età, tassonomie sempre più precise che, è vero, si sono spostate dai contenuti alle competenze ma che di fatto insistono sempre su un principio di fondo che cioè tutti debbano riuscire a fare le stesse cose nello stesso tempo e alla stessa età.
È realistica tale prospettiva? Nel momento in cui il dibattito pedagogico (nato dagli ultimi studi delle scienze cognitive) pone l'accento, ad esempio, sull'inefficacia della strutturazione per classi di età sulle quali è basata la nostra scuola e sulle differenze individuali di maturazione cognitiva, ha senso, ad esempio, proporre livelli di competenze standardizzati da misurare con prove oggettive (cfr. le prove INVALSI) che devono funzionare allo stesso modo su tutto il territorio del regno, per tutte le scuole, le classi e gli studenti? È utile pensare alla scuola come a un'azienda il cui prodotto sia quantificabile in risultati scolastici, merce di scambio su cui, ad esempio, in prospettiva basare i criteri per i finanziamenti?
La questione non è oziosa perché sottende, oltre a un'illusione del controllo delle variabili dell'apprendimento che persino un principiante sa essere una chimera, anche una visione del mondo basata sull'idea di uniformazione piuttosto che sull'idea di diversificazione.
È chiaro che una verifica del lavoro svolto va fatta, che individuare linee di programmazione comune è necessario, che definire mete da raggiungere è utile, purché tutto questo non diventi cifra fredda, azione meccanica di riscontro e dimentichi il cuore stesso della formazione culturale, un processo cioè con moltissime variabili impossibili da controllare.
Tutto questo mentre la cultura nel suo vivace e tumultuoso svilupparsi sta prendendo direzioni ben diverse. Il sapere si sta organizzando in modo sempre più frammentario e aperto, le sintassi mentali dei nostri alunni si formano, al di fuori della scuola, in modi che spesso sono totalmente incompatibili con le nostre forme di programmazione a lunga e lunghissima scadenza, e noi insegnanti rischiamo di diventare, come ben descrive Bauman, degli artiglieri in stile bellico 'prima guerra mondiale'. Prepariamo con cura il tiro, prevediamo la traiettoria, calibriamo accuratamente i nostri strumenti didattici ma, quando spariamo, il bersaglio, fluido e mobilissimo, è già molte miglia distante.
È necessaria una svolta. Occorre rinunciare all'illusione del controllo, è necessario probabilmente mettere in discussione il concetto stesso di curricolo, provare a ripartire a programmare in modo diverso i percorsi didattici, occorre accettare la logica della diversificazione, immaginare la scuola come ambiente di studio e formazione basato sulle possibilità reali degli allievi e non su quelle presunte dalle tassonomie, valorizzare l'aspetto socializzato della cultura e della formazione, riportare una dimensione culturale vera, fatta di dibattito e di dinamismo.
In realtà, a ben guardare tutte queste affermazioni non sono una novità nella pratica didattica quotidiana. Al di là del burocratismo di facciata (programmazioni, procedure, verbali ecc.) la realtà concreta della maggior parte degli insegnanti è già adattamento, disconoscimento delle tassonomie (quante sufficienze sono vere sufficienze?), interventi di individualizzazione dei percorsi.
Sarebbe interessante dare a tutto questo valore di riflessione didattica e pedagogica, per poter porre al centro del lavoro dell'insegnante una discussione seria sui fondamenti dell'apprendimento piuttosto che le terribili e sterili disamine procedurali sui criteri per poter determinare con precisione ed esattezza quanto una competenza sia stata raggiunta e se il livello sia in sintonia con le indicazioni del curricolo, che diventa in quest'ottica una gabbia da cui è difficile, se non impossibile, uscire.
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