Alberto Arato

 

L'uomo alla scrivania sollevò un po' più alta la penna d'oca. Guardò la pergamena, il risultato di tutte quelle ore di lavoro e sorrise. Non era proprio come aveva immaginato la sera del sogno, tuttavia...

I cantori celesti emergevano dalla superficie piatta del foglio e contornavano il capolettera come una corona splendente. La cosa migliore, la più riuscita erano però i tralci di vite: si insinuavano tra quelle figure e, a mano a mano che se ne allontanavano, invadevano tutto il resto della pagina, lasciando un solo centro vuoto, quello in cui sarebbe stato scritto in seguito il testo della profezia.

«Magister?» la voce di Fratel Gismondo da dietro la porta penetrò attraverso quell'immagine e lo fece riscuotere dalla concentrazione.

«Dimmi Fratel Gismondo» rispose il Magister, e la porta si aprì, lasciando entrare un monaco minuto con la testa pelata, un fascio di carte sotto il braccio.

«Le solite faccende» disse quello posando le carte sulla scrivania «più una coincidenza strana..»

«Sarebbe?» fece il magister.

«Una segnalazione»

Il Magister si massaggiò le tempie. «Da dove?»

«Da Santa Maria della Scala»

«La nostra casa di Milano vero?»

Fratel Gismondo vuotò una scodelletta di acqua sporca nel lavandino.

«Vicino a Milano» precisò.

«Non riguarda il Princeps, spero»

«No, no, la faccenda, direi, è chiusa» si affrettò a dire il piccolo monaco mentre raccoglieva dal pavimento minuscole scaglie di una sostanza blu cobalto e le chiudeva in un sacchetto di plastica.

«Mi faresti la cortesia di dirmi tutto ordinatamente?» sospirò il Magister alzandosi dallo scranno e stirandosi leggermente.

«Bello. Molto» disse Fratel Gismondo gettando uno sguardo sulla pergamena «È per la copia della profezia?»

Il Magister fece un cenno di assenso col capo e si avviò verso la finestra. Attese: avvertì una leggera vertigine, come sempre dopo il lavoro di miniatura. Attraverso il vetro, il giardino dei semplici era limitato da un muro di cinta oltre il quale si levava la mole della raffineria con le sue ciminiere.

«Si sta muovendo qualcosa» disse finalmente Fratel Gismondo.

«L'Accademia?» domandò il Magister.

«Sembra»

«Fratel Felix?»

«Al suo posto. È stato lui a notare il cambiamento»

«Si stanno muovendo molte cose» disse infine il magister dopo un momento di silenzio «Per adesso non faremo nulla. Abbiamo capito qual è la strategia?»

«Non è molto chiaro. Direi la solita: proselitismo, formazione, ricerca... Se non fosse per la loro incapacità... hanno perso un talento naturale notevole» Fratel Gismondo sorrise.

«Quel ragazzo.... come si chiama?»

«Mario»

«Sì, lui.... se n'è andato finalmente? Forse quel Cottini non è così pericoloso come sembra..» azzardò il Magister.

«O forse, viste le premesse, è VERAMENTE pericoloso..»

«Non precorriamo i tempi» concluse il Magister «Quieta attesa e attenta vigilanza». Poi si diresse verso la scrivania, prese uno stilo e ritoccò il sopracciglio di uno dei celesti cantori miniati sulla pergamena, prese un volumetto da uno stipo sopra il termosifone e uscì dalla stanzetta insieme al confratello.

Il Teatro dei Pensieri

Una strana Accademia, un Teatro nascosto, gli incredibili poteri della memoria. Una storia mozzafiato.

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