L'immediatezza della poesia 

Saturday, April 16, 2016 5:26:00 AM
Continuando la nostra analisi relativa ai Pensieri sull'arte poetica, editi nel 1897, una delle caratteristiche dell'arte poetica, secondo Pascoli, è la sua capacità di "trasportarci nell'abisso della verità senza farci scendere a uno a uno dei gradini del pensiero". L'immediatezza della poesia, intesa in senso etimologico come 'assenza di mediazioni' va dunque intesa come la capacità di far arrivare a una consapevolezza più piena senza ricorrere al ragionamento. L'idea che la poesia sia 'epifanica' è in realtà un'idea antica, ma Pascoli la arricchisce associandola all'immagine dell'infanzia. Si interroga come questo sia possibile: la risposta è che la poesia dice in modo schietto e semplice cose che vede e sente in un modo limpido.Tale modo di procedere nella conoscenza del mondo è secondo il poeta - e secondo le conoscenze del tempo - tipico dell'infanzia.  L'infanzia è l'occhio limpido della psiche umana, libero da orpelli e convenzioni in grado di scrutare nei significati delle cose senza passare attraverso  una conoscenza condizionata dalle convenzioni, una conoscenza non naturale, segnata dall'artificialità. Questa antipatia per la convenzione e l'artificiale in arte poetica è ben delineata nel passo in cui egli esorta a non confondere il linguaggio della poesia con quello dell'orazione. Riprendendo l'idea che la tecnica oratoria sia un sofisma artificiale connesso con la volontà di modificare l'aspetto vero delle cose per ottenere uno scopo - ad esempio modificare le opinioni o il comportamento di chi ascolta - Pascoli critica i poeti cerebrali che "ingrandiscono e impiccoliscono ciò che loro piaccia", che usano le parole non per 'indicare' bensì per 'dipingere'.
Insomma la poesia artificiale, cervellotica opera un'interpretazione della realtà che va verso l'estraneità dell'uomo e all'uomo. Il fanciullino invece, ossia il poeta vero che è in noi, dice quello che vede, come lo vede.
Ecco svelata l'origine dell'immediatezza: via la mediazione della ragione, la spontaneità artistica afferra il reale e lo presenta com'è: questo violento contatto provoca l'epifania, ossia la subitanea presa di consapevolezza di come stanno le cose. L'intuizione folgorante veicolata dalla tecnica dello svelamento ha il potere di aggirare la ragione e consente all'uomo di penetrare l'essenza senza essere abbagliati dal finto potere della razionalità.
Il risultato di tutta questa semplificazione è il tripudio naturale, è il trionfo dell'ingenuità, è il raggiungimento di una natività del linguaggio in grado di toccare le corde più intime e più profonde dell'essere umano.
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