Thanatos, Athanatos

La fine della vita può essere una straordinaria avventura. Verità e rimpianti si contendono l'ultimo istante.

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Dicono che la morte, quando arriva, spezzi la coscienza come un martello di ferro una sfera di cristallo.
Ritrovi i pezzi sparsi qua e là e non ti raccapezzi più perché sei ognuno di quei pezzi.
Tu sei smarrito perché sei l'intero spezzato, quindi sei uno e sei contemporaneamente tutti i frammenti.
Ma non è così. Anche se l'agonia devasta il tuo cervello, quello fisico, le ondate di dolore che si susseguono dal corpo fino al centro, alla coscienza, hanno invece l'effetto di compattare ciò che rimane, la parte fisica, con una diversa lucidità che va oltre il dolore, perché ti costringe finalmente a guardarti, pur vagando come un naufrago su una zattera tra i rottami, pronto a essere inghiottito dal gorgo.
È inutile mentire. Percepire il pianto o l'angoscia è indifferente. Il tuo interesse, sempre più sveglio nonostante la superficiale perdita di coscienza, diventa l'assimilazione di una vita che svela tratti sconosciuti.
Che sia divertente navigare così a vista, non si può onestamente dire. Certo, l'aura di sofferenza penetra ancora attraverso un diaframma sempre più opaco e ti fa capire quanto la morte non sia una favola.
Che cosa è allora questo vagare anestetico? È devastazione finale di una mente rasoiata dalla Falciatrice, oppure sentiero che introduce a nuovi azzurri? L'impossibilità di una certezza perfino in questo punto rende vacui i tormenti di chi circonda il letto del moribondo. Non capiscono i tuoi preparativi, l'intimo, composto, lucido, ultimo, dialogo. Un singulto li piomba nello sconforto, loro che attendono il prossimo respiro. Un evento non scontato.
Bene, Domenico. Domenico Laghenati. Uno sguardo intorno per scoprire che non c'è nessuno.
Come se importasse davvero qualcosa crepare solo come un cane o circondato da occhi piangenti.
E invece importa. Un viatico dato dal tocco di una mano che stringe la tua. Magari rugosa. Capace di essere, se non altro per vicinanza. Un'estrema carezza della vita.
Eppure tu sei quello che sei e ciò che sei, lo sei stato fin dall'inizio.
Tutto parte da altre mani, dalla loro fragranza perduta in qualche angolo dei ricordi. Una scaglia di specchio che ti viene incontro, disserrata anch'essa dal martello che demolisce la sfera.